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In una colonia alla frontiera dell'impero, il Magistrato (Mark Rylance) conduce una vita tranquilla e rilassata, in pace con gli abitanti del luogo. Ma l'arrivo del Colonnello Joll (Johnny Depp), spietato torturatore il cui incarico è di recuperare informazioni sull'ipotetico quanto imminente arrivo dei Barbari, romperà ogni equilibrio, catapultando il piccolo paese in un clima di terrore, odio e cospirazione.

Siamo arrivati alla fine: Waiting for the barbarians è l'ultimo film del concorso di Venezia 76, un'allegoria fuori dal tempo e un ragionamento sulle diverse sfaccettature del potere firmato dal regista colombiano Ciro Guerra.

Il racconto da cui prende spunto è stato scritto nel 1980 dal premio Nobel J. M. Cotzee, anche autore della sceneggiatura, ed è ambientato in un luogo non ben definito e in un tempo non determinato. Il film mantiene le stesse premesse, eleggendo il Marocco a sfondo delle vicende di questo villaggio di frontiera: non ci sono dettagli, vestiti o nomi che possano ricondurre a potenze imperiali o a momenti storici precisi.

Facendo tabula rasa di tutti i riferimenti possibili, l'opera si affida alle figure del Magistrato e del Colonnello Joll, situati ai lati opposti dello spettro del potere: se il Magistrato è pacifico e accogliente, votato a mantenere l'ordine più pacatamente possibile, il Colonnello è sospettoso, assetato di sangue e di guerra, certo della "barbarità" del popolo straniero che ha di fronte.

Due facce della stessa medaglia, quella del colonialismo, che si approcciano in modo diverso allo stesso problema e finiscono per scontrarsi in svariate occasioni. Questo conflitto, esplicitato, si oppone a quello atteso contro l'altro, il barbaro. Ciro Guerra sceglie un ritmo incredibilmente dilatato per mettere in scena il racconto, portando però a vari momenti in cui la staticità delle immagini e della sceneggiatura risultano esagerate e prolisse.

Molto interessante a livello visivo e di fotografia, il film può contare soprattutto sulle performance di Rylance e Depp per coprire gli scollamenti della sceneggiatura e le attese smisurate.

Voto: 2/4

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