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Cina, II/III secolo: in un clima politico vessato da tensioni e guerre intestine, i sovrani si servono di sosia chiamati “ombre” disposti a sacrificare la propria vita per salvare quella del loro re.

Reinterpretando il Romanzo dei tre regni, classico epico della letteratura cinese, Zhang Yimou fa ritorno al wuxia, suo genere prediletto, firmando un’opera dal forte impatto visivo. Interamente costruito sulla contrapposizione cromatica fra bianco e nero, Shadow diviene trasposizione cinematografica dell’eterno dissidio tra bene e male, tra luce e oscurità, tra Yin e Yang. Fantasmi che danzano sotto la pioggia a suon di sciabole e ombrelli affilati, i personaggi di Yimou si muovono, per l’appunto, come ombre imprigionate sotto il velo insquarciabile degli intrighi di potere e degli orrori della guerra. Se la composizione estetica dell’insieme non può certamente lasciare indifferenti, colpendo nel segno soprattutto per quanto riguarda il pittoricismo delle sequenze dedicate ai combattimenti, è altrettanto inequivocabile l’incapacità del film di coinvolgere sul piano narrativo, tutt’altro che privo di imperfezioni e squilibri. Un film che sicuramente alza il livello rispetto alle ultime produzioni firmate Yimou, ma comunque lontano dal lasciare un segno indelebile nella sua filmografia.

Presentato fuori concorso alla 75. Mostra del Cinema di Venezia, che ha insignito il cineasta due volte Leone d’oro del premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker.

Voto: 2/4

 

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