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Presentato a Venezia Classici alla 74esima Mostra del Cinema, The Prince and the Dybbuk è un documentario dei registi Piotr Rosolowski ed Elwira Niewiera che indaga in profondità sulla figura sfuggente, a molti misconosciuta, di Michal Waszynski, regista e sceneggiatore e polacco che, dopo una prolifica carriera in madrepatria, produsse alcuni kolossal hollywoodiani (tra cui il costosissimo La caduta dell'impero romano). Partendo dalla morte a Madrid nel 1965, con sepoltura a Roma nella tomba della famiglia che lo aveva "adottato", il film va a scoprire la sua multiforme personalità e la sua vita complessa: perché Waszynski, che nella Capitale si proclamava un principe in autoesilio, si chiamava in realtà Mosze Waks ed era un ebreo di origine ucraina convertitosi al cattolicesimo.

Attraverso un'enorme mole di immagini di repertorio, interviste a persone che lo hanno conosciuto e la lettura di alcune pagine dei suoi diari, la coppia di registi ci porta in un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio, tra Italia, Israele, Polonia e Spagna, per scavare in una coltre di mistero che circonda un uomo camaleontico, inquieto ed estemamente enigmatico. Dall'amore per la Dolce Vita romana, in cui si calò perfettamente come (finto) aristocratico vicino alla grandi dive, all'omosessualità latente in una vita privata impenetrabile, il film traccia un ritratto accurato, insistendo in particolare su un elemento: il rapporto tormentato con le sue origini ebraiche rinnegate, che emerse nel suo film The Dybbuk, favola mistica su una leggenda yiddish che girò nel 1937. La Niewiera e Rosolowski non escono dai consueti standard del documentario biografico e confezionano un lavoro di media fattura, ma l'opera è piaciuta alla giuria di Venezia Classici, che ha tributato a The Prince and the Dybbuk il premio come Miglior Documentario sul Cinema del festival.

Voto: 2/4

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