mektoub

Francia, 1994: il giovane Amin (Shaïn Boumedine), ex studente di medicina e aspirante sceneggiatore con la passione per la fotografia, fa ritorno da Parigi a Sète, sua città natale, per trascorrervi le vacanze estive in compagnia di familiari, amici (e amori) di sempre e nuove conoscenze.

Questa la trama di Mektoub, My love: Canto Uno: semplice, lineare e apparentemente ordinaria. Eppure la meravigliosa bellezza dell’ultimo film di Abdellatif Kechiche sta proprio qui, ovvero nella straordinaria capacità del regista (ormai indiscutibilmente riconosciuta) di estasiare e rapire trasformando in poesia anche la più canonica e ripetitiva quotidianità. Se il soggetto è tratto dal romanzo La Blessure, la vraie di François Bégaudeau, la sensazione è a tratti quella che Amin rappresenti una sorta di alter ego del regista stesso: l'intero film si sviluppa attraverso lo sguardo del giovane, docile e trasognato artista in fieri che descrive e fotografa con una riservatezza e un’accuratezza disarmanti la realtà che lo circonda, ossia la tipica estate di un gruppo di ragazzi spensierati, genuini e festaioli. La naturalezza e il realismo dell’insieme sono tali da indurre lo spettatore a vedersi personalmente catapultato sulle spiagge, nei ristoranti e nei locali notturni della cittadina occitana. Una simile oggettività della narrazione, tanto delicata quanto appassionata, non può far altro che suscitare un coinvolgimento emotivo (e fisico) al quale ci si abbandona completamente, arrivando a identificare la macchina da presa con lo stesso occhio umano: un occhio che si muove e sofferma sui dettagli più intimi e sensuali, che viene appannato dagli schizzi d’acqua marina, che finisce colpito e accecato dalle luci intermittenti delle discoteche, che si lascia meravigliare e commuovere davanti allo spettacolo della nascita di una nuova vita. Come nel precedente La vita di Adèle, torna una carica erotica per certi versi conturbante, per altri ancora acerba e innocente, attraverso un'analisi celebrativa del corpo umano e delle sue forme assolutamente magistrale e quasi devota. Perché Mektoub, My love è soprattutto questo: un magma in cui corpi, sessi e sentimenti si toccano, mescolano e compenetrano svincolandosi da qualsiasi regola e rivendicando la propria libertà.

Presentato in concorso alla 74. Mostra del Cinema di Venezia.

 

Voto: 3,5/4

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.