our-souls-at-night

Presentato Fuori concorso, arriva alla Mostra di Venezia Our Souls at Night, film prodotto da Netflix (sulla cui piattaforma sarà disponibile dal 29 settembre 2017, in Italia con il titolo Le nostre anime di notte) e tratto dall'omonimo romanzo di Kent Haruf. Un melodramma godibile ma tutt'altro che indimenticabile che non avrebbe probabilmente meritato l'attenzione del Festival se non fosse per un particolare fondamentale: a interpretare i due protagonisti sono Robert Redford e Jane Fonda, premiati con il Leone d'Oro alla carriera e nuovamente insieme sullo schermo a decenni da La caccia, A piedi nudi nel parco, Il cavaliere elettrico.

I tempi in cui le due star, icone per eccellenza della New Hollywood, davano vita a una delle coppie cinematografiche più adorabili di sempre nella pellicola tratta dalla commedia di Neil Simon sono ormai lontani: arrivati rispettivamente all'età di 81 e 79 anni, Redford e la Fonda interpretano qui due vicini di casa soli, entrambi vedovi e con storie drammatiche alle spalle, che scelgono di intraprendere una curiosa relazione platonica. Un rapporto che, con l'arrivo del nipotino di lei, diventerà sempre più profonda e vicina all'amore.

Ritesh Batra, regista indiano conosciuto per The Lunchbox e The Sense of an Ending, ha il non facile compito di ricomporre il duo, con una storia che sembra cucita addosso alle rughe e ai corpi segnati dal tempo dei divi, eppure risulta troppo melensa e non all'altezza della loro gloriosa carriera. Al servizio di un'operazione furba e inevitabilmente irresistibile per chi ama il cinema americano degli anni Settanta, Redford e la Fonda appaiono persino un po' ingessati, benché emerga pian piano la straordinaria complicità che li ha resi protagonisti di un grande sodalizio artistico. Se l'idea di partenza è interessante, lo sviluppo e la sceneggiatura si fanno prevedibili, gli attori secondari sono convincono (stereotipato il personaggio di Matthias Schoenaerts, plauso solo al piccolo Iain Armitage; alzi la mano chi ha riconosciuto Bruce Dern) e il finale è riuscito a metà, soprattutto per quello spottone dell'iPhone che grida vendetta.

Voto: 2/4

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.