AGE-OF-SHADOWS

È la fine degli anni venti, un periodo funestato dall'occupazione giapponese della Corea. A Lee Jung-Chool, un coreano che lavora come agente nella polizia giapponese, viene affidata la missione speciale di scoprire un gruppo armato di combattenti per la libertà che fa parte della Resistenza coreana. Così si mette sulle tracce del loro leader: Kim Woo-Jin. Trovandosi agli estremi opposti di questa lotta, entrambi gli uomini cercano di ricavare segretamente informazioni l’uno sull’altro. Presto la Resistenza scopre che ci sono dei traditori tra le sue fila e stringe il cerchio per trovarli. I combattenti vanno a Shangai, inseguiti dalla polizia giapponese, per procurarsi dell’esplosivo, con lo scopo di far saltare alcune strutture nevralgiche giapponesi. Come il cacciatore e la preda, entrambe le parti devono nascondersi e manipolarsi a vicenda per compiere la loro missione. Mentre le loro trame ingannevoli si dipanano, l'esplosivo viene caricato su un treno diretto oltre confine, verso la capitale...

Dopo la deludente parentesi statunitense di The Last Stand (2013) il coreano Kim Jee-Woon, classe 1964, torna in patria e firma una tesissima spy story di impianto classico a base di spie, intrighi e tradimenti. Basato su un fatto poco noto della storia coreana (il sanguinoso attentato dinamitardo compiuto da Hwang Ok contro un comando della polizia nel 1923), il film segue a distanza ravvicinata le mosse del corrottissimo poliziotto Lee Jung-Chool (interpretato da un ottimo Song Kang-ho, già attore in tre precedenti lungometraggi del regista), sviluppandosi quasi interamente lungo le caotiche fasi che hanno preceduto il fatidico evento. Tormentato dalla sua vile condotta di coreano al servizio dei giapponesi, Jung-Chool è il vero baricentro del film, corpo camaleontico sempre in movimento che passa freneticamente da una fazione all’altra spostando con sé gli assi dell’azione, in una presa di coscienza progressiva e dolorosa. Ancora una volta Kim Jee-Woon si conferma ineccepibile sul versante tecnico, le sequenze d’azione sono girate con un sorprendente mix di realismo e dinamismo, mentre la ricostruzione dell’ambientazione storica colpisce per la sua vivace precisione. Come invece è accaduto più raramente nella sua carriera, qui Kim Jee-Woon trova il giusto equilibrio tra costruzione narrativa e impianto spettacolare, rinunciando a inutili virtuosismi e dimostrando di saper padroneggiare fino in fondo i meccanismi della suspense in una seconda parte che porta alla deflagrazione quanto meticolosamente preparato nella prima. Dietro i tradizionali codici del genere ormai ben noti e cristallizzati, The Age of Shadows rivela un cuore vivo e pulsante che rifiuta ogni retorica celebrativa e si configura come un autentico grido di riscatto per un Paese le cui umilianti ferite non si sono ancora completamente risanate.

Voto: 3/4

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