Les-Beaux-Jours-d-Aranjuez-3

Il maestro del nuovo cinema tedesco Wim Wenders si presenta al concorso della 73^ Mostra del Cinema di Venezia con un'opera ermetica dal titolo Les Beaux Jours d'Aranjuez. Il film è un adattamento cinematografico di un'opera letteraria e teatrale scritta dall'austriaco Peter Handke. Un uomo, uno scrittore, nella sua villa di periferia di una silenziosa Parigi ascolta della musica, Perfect Day di Lou Reed, al suo jukebox cercando un'ispirazione per cominciare a scrivere, quando ad un tratto si siede, prende un foglio e....

Immagina un uomo e una donna nel in giardino che dialoga. Dialoga in una giornata estiva con un leggero e dolce vento, all'ombra degli alberi, seduti su due sedie di legno attorno ad un tavolino anch'esso di legno, con loro un cane. I due intraprendono una conversazione molto profonda da due prospettive ben distinte: quella più astratta femminile e il pragmatismo dell'uomo. Parlano della vita, della loro infanzia e dei loro ricordi, del sesso, dell'amore e del rapporto uomo e donna, si fanno domande e si danno risposte, il sì e il no non sono ammessi, bisogna argomentare. Una conversazione passionale mossa dai sentimenti più profondi, un dialogo poetico.

Così come i dialoghi anche il montaggio di Wenders risulta magistrale e poetico, arricchito anche dalla tecnica del 3D per mostrare un insolito "viaggio" introspettivo dei protagonisti. Il film anche se molto profondo date le conversazioni pseudo-esistenziali risulta alla fine fin troppo lento e noioso, anche se con alcune note di merito: lo scritto in secondo piano pare quasi un creatore, quello che immagina, racconta e scrive, accade davanti a suoi occhi, ma lui lo vede con la mente e viene trasmesso agli occhi di noi spettatori.

L'impostazione eccessivamente teatrale e molto astratta per quanto riguarda la narrativa che regna durante tutto il film, difficilmente rapisce lo spettatore che spesso perde il filo del discorso e di conseguenza l'interesse per lo stesso. Certo sarebbe un reato dire che Wenders sta perdendo colpi, ma certo è che la linea che sta seguendo negli ultimi anni, se pur umanamente molto profonda, qualitativamente è ben lontana dal Wenders che tutti noi ricordiamo con immensa gioia.

 

Voto: 1,5/4

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