Recensioni film in sala

a simple_lifeFilmare “le cose come sono” è stato un sogno a lungo inseguito da molti cineasti, da Flaherty a Rossellini. Il cinema, illusione dell’immagine in movimento, ha più volte cercato, ribaltando il suo statuto ontologico, di catturare l’essenza della realtà, spogliandola del suo involucro fenomenico e cogliendola nella sua fragilissima, denudata, verità. Lo splendido A Simple Life della cinese Ann Hui, accolto con grande entusiasmo e commozione durante la scorsa Mostra del Cinema di Venezia e da qualche giorno nelle sale italiane distribuito dalla Tucker Film, è riuscito in questo difficilissimo intento.

Il film racconta la vicenda di Ah Tao (Deanie Ip, una meritatissima Coppa Volpi), anziana amah, domestica di una ricca famiglia borghese, e il suo profondo legame affettivo con Roger (Andy Lau), primogenito della famiglia che ha per tutta la vita assistito. Malata e sola, Ah Tao trova in Roger una presenza importante nel momento della sofferenza. E Roger riscopre nella sua anziana tata il più forte legame identitario con il suo passato e il più saldo ed intimo vincolo affettivo della sua vita.

 

 

Leggi tutto: A SIMPLE LIFE di Ann Hui (2011)

50-e-50Sempre di più al giorno d'oggi, quando si parla di "cinema indipendente americano" (connotazione che fino a qualche tempo fa era sinonimo di prodotto, in un certo senso, di qualità), si rischia di prendere in considerazione un'etichetta, costruita su specifiche convenzioni, piuttosto che uno spontaneo modo di fare cinema: come invece l'indie dovrebbe essere.

Senza generalizzare troppo, dato che lo spirito più puro sopracitato è ancora presente in diversi film, si pensi paradossalmente (tra i più recenti) al francese Tomboy di Celine Sciamma, c'è comunque da sottolineare come dietro alla facciata dell'indipendenza si nascondano pellicole costruite ad hoc per rientrare, sfacciatamente e a tutti i costi, in questa categoria.

 

 

Leggi tutto: 50 E 50 di Jonathan Levine (2012)

starwarsGeorge Lucas colpisce ancora. E la saga di Star Wars, il meraviglioso giocattolo che dal lontano 1977 ha invaso il nostro immaginario con il suo universo sci-fi/fantasy che mescola archetipi ancestrali alla potenza degli effetti speciali, sembra davvero un fenomeno inesauribile. Straordinaria macchina per produrre soldi ma anche creatura proteiforme che straborda dai confini meramente cinematografici per farsi prodotto crossmediale sfruttabile all'infinito dal suo geniale e furbo creatore.

É così che, per cavalcare l'onda del fenomeno 3D, l'intera saga è tornata nelle sale arricchita dalla visione in stereoscopia, con il progetto di far uscire un episodio all'anno: Lucas ha scelto di seguire l'ordine cronologico degli eventi, per cui si parte con Episodio I – La minaccia fantasma. Correva l'anno 1999 quando il film uscì per la prima volta in sala, a diciassette anni da Il ritorno dello Jedi: per i milioni di fan e per coloro che invece scoprivano il mondo di Star Wars per la prima volta fu un evento epocale, tradotto in un incasso mondiale pari a oltre 900 milioni di dollari (che ora, grazie a questa riedizione, ha superato il miliardo).

 

 

Leggi tutto: STAR WARS – EPISODIO I LA MINACCIA FANTASMA 3D di George Lucas (2012)

Knockout

Steven Soderbergh torna dietro la macchina da presa, dopo Contagion, con un action-movie che non dà un attimo di tregua allo spettatore. Il punto di forza del film è sicuramente il cast, di quelli da far tremare le vene ai polsi: Michael Douglas, nei panni di un pezzo grosso dell’Intelligence americana; Ewan McGregor, l’ambiguo capo di un’agenzia privata nata da una costola dei servizi segreti; il “prezzemolino” Michael Fassbender, agente irlandese al servizio segreto di sua Maestà; Antonio Banderas, contatto spagnolo con licenza di fare il doppio gioco.

 

 

Leggi tutto: KNOCKOUT di Steven Soderbergh (2012)

Locandina War_Horse

Ci sono abiti eleganti e abiti “da guerra”, quelli che usiamo per imbiancare o per giocare a pallone con gli amici. Ci sono cavalli da fiera e cavalli da guerra, buoni solo a faticare. Spielberg racconta la storia di un’amicizia tra un purosangue forte, sano robusto costretto a diventare un cavallo da guerra, ed un giovinotto.
 
La base su cui poggia l’intero film dunque è potenzialmente solidissima anche perché, essendo ambientato durante la prima guerra mondiale, permetterebbe di trattare temi  e sottotrame più umane e complesse. Però sin dai primi minuti di pellicola notiamo che c’è qualcosa che non va. Non riusciamo ad immedesimarci nei personaggi, la colonna sonora del fedelissimo John Williams invade troppo spesso le immagini, le svolte narrative non funzionano e l’aria di buonismo che aleggia durante i lunghissimi 146 minuti li rende poco credibili.
 
 

 

Leggi tutto: WAR HORSE di Steven Spielberg (2012)

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