Recensioni film in sala

Nel desolante panorama delle uscite estive, interrotto solo sporadicamente da qualche attesissimo blockbuster (quest'anno è la volta di The Amazing Spider-Man e The Dark Knight Rises) può capitare, forse per la distrazione degli accaldati distributori, che spunti fuori qualche titolo curioso e interessante del panorama indipendente.

È questo il caso di Take Shelter, opera seconda di un giovane cineasta dell'Arkansas, Jeff Nichols, che pare aver eletto come attore feticcio l'altissimo e inquietante Michael Shannon, già protagonista dell'esordio Shotgun Stories
(2007)

Qui Shannon è chiamato, accanto all'eterea Jessica Chastain (talento ormai rivelato ai più grazie alla bella performance in The Tree of Life), a impersonare Curtis, tranquillo operaio e padre di famiglia premuroso nei confronti della figlia affetta da sordità.

 

 

Leggi tutto: TAKE SHELTER di Jeff Nichols (2011)

None but ourselves can free our mind.
Wo! Have no fear for atomic energy,
'Cause none of them-a can-a stop-a the time.
How long shall they kill our prophets,
While we stand aside and look?
Yes, some say it's just a part of it:
We've got to fulfil de book.
Won't you help to sing
Dese songs of freedom? -
'Cause all I ever had:
Redemption songs -
All I ever had:
Redemption songs:
These songs of freedom,
Songs of freedom

 

(Redemption Song- Bob Marley)

 

 

 

Leggi tutto: MARLEY di Kevin MacDonald (2012)

È dura fare l’insegnante al giorno d’oggi, specie in un liceo pubblico della periferia statunitense, panorama di (dis)umana desolazione fatta di studenti aggressivi e privi di ambizioni, genitori assenti e ottusi quando non oppressivi, professori rassegnati e disillusi. In una di queste realtà fa capolino Henry Barthes, supplente di letteratura di spiccata vocazione, che attraverso le parole di Camus, Poe e Orwell riesce a far breccia anche nel cuore dei ragazzi più difficili. Il problema è che la vita privata di Barthes è tutt’altro che serena: tormentato da una terribile tragedia infantile e da un passato familiare angosciante, l’uomo si trascina in un vissuto quotidiano disperato e privo di speranza, facendo del nomadismo professionale e del distacco dagli altri una scelta obbligata e una questione di sopravvivenza. Almeno fino all’incontro con una giovanissima prostituta e un’allieva artisticamente dotata ma immersa in un profondo disagio esistenziale.

 

 

 

Leggi tutto: DETACHMENT di Tony Kaye (2011)

Sono sempre più frequenti i casi di “trasmissione” del mestiere di regista da padre a figlio. Un virus in piena diffusione, come dimostra il recentissimo battesimo di Brandon Cronenberg a Cannes. Dopo Sofia Coppola, durante la Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno è toccato ad un’altra figlia d’arte con un illustre cognome misurarsi con la scena internazionale: Ami Canaan Mann. Superfluo spendere parole o aggettivi sul ceppo paterno della famiglia. E’ invece importante sottolineare l’uscita nelle sale italiane del secondo lungometraggio della cineasta americana, Texas Killing Fields, con il titolo Le paludi della morte. Il film racconta una sanguinosa vicenda di cronaca nera, ispirata ad una serie di omicidi seriali realmente accaduti in Texas, nell’area paludosa dei cosiddetti Killing Fields. E’ questo luogo di morte il protagonista assoluto del film. Una spettrale terra di nessuno in cui la pervasiva presenza del petrolio ha sommerso e cancellato l’intero ecosistema costiero, mentre per anni la minaccia invisibile di un assassino seriale ha affondato indisturbato nell’oblio le vite di decine di giovani donne. Questo plumbeo scenario conferisce al film un tono ed un’atmosfera di sicuro interesse, in cui riecheggiano le memorie di tanto cinema noir statunitense.

 

 

 

Leggi tutto: LE PALUDI DELLA MORTE di Ami Canaan Mann (2011)

Roman Polanski, intervistato dall’amico e produttore Andrew Braunsberg, concede un documentario sulla sua vita. L’opera è realizzata nella casa del regista a Zurigo, mentre si trova agli arresti domiciliari, dopo il clamoroso “fermo” al Festival del cinema, dove si era recato per ritirare il premio alla carriera.

Si parte dal periodo dell' infanzia, nel ghetto di Varsavia, con il primo grande dolore di Roman: la morte della madre ad Auschwitz. Mentre ci racconta il terribile incubo della persecuzione e la morte della madre, scorrono le immagini de Il pianista. Si scopre così che molte sequenze del film riprendono fatti personali realmente accaduti. E proprio queste strazianti memorie suscitano in lui una commozione intensa e struggente. Non stupisce, perciò, il fatto che tra tutti i suoi film, se dovesse scegliere, Il pianista è quello a cui è più legato e per cui vorrebbe essere ricordato.

 

 

Leggi tutto: ROMAN POLANSKI: A FILM MEMOIR di Laurent Bouzereau (2012)

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