Recensioni film in sala

cesare-deve-morireVisti così, Paolo e Vittorio potrebbero essere due giovani registi (freschi di Centro sperimentale di Cinematografia) alle prese con uno dei primi lavori della loro acerba carriera. L'idea che genera il film è quella di unire due mondi che apparentemente sono agli antipodi (il teatro Shakespeariano e il carcere), accomunati però dalla presenza di personalità intrappolate da valori ai quali è difficile sfuggire. La pellicola, intitolata Cesare deve morire, ha vinto l'Orso d'Oro a Berlino grazie al suo sguardo innovativo e al contempo profondo.

 

Paolo e Vittorio Taviani in realtà sono due fratelli ultra ottantenni che con la loro macchina da presa hanno contraddistinto sei decadi di cinema italiano. Un percorso costellato da (molti) successi e (qualche) flop, all'insegna di un cinema mai banale, iper-realistico e sempre attento a cogliere gli aspetti più importanti da situazioni apparentemente non interessanti. Ne I Sovversivi (1967) il funerale di Togliatti era solamente un pretesto per  fotografare una generazione in crisi di ideali e in Padre padrone(1972) il bambino protagonista è il simbolo di un'Italia (soprattutto quella del sud) cresciuta "fuori dal mondo" a causa di figure genitoriali dispotiche e troppo ingombranti.

 

 

 

Leggi tutto: CESARE DEVE MORIRE di Paolo e Vittorio Taviani (2012)

young adultÈ raro trovare nel panorama contemporaneo autori che mantengano costante il livello delle proprie opere: la maggior parte di essi si perde dopo esordi felici o impenna improvvisamente il tiro per poi precipitare inevitabilmente al primo passo falso. Ancor più raro è il caso di figli d'arte che riescano a superare, in tutto e per tutto, le orme genitoriali: Jason Reitman tuttavia rientra pienamente in entrambe le categorie. Dopo il lodevole debutto di Thank You for Smoking, il successo planetario di Juno e la definitiva consacrazione con il divo Clooney di Tra le nuvole, Reitman Jr. (il padre Ivan, lo ricordiamo, è entrato a far parte del nostro immaginario affettivo con commedie demenziali come Ghostbusters, ma non si può certo dire che sia assiso nell'Olimpo di Hollywood) firma, insieme alla geniale Diablo Cody (già autrice di Juno), la quarta commedia agrodolce della sua breve ma intensa carriera.

Una sempre brava Charlize Theron dà corpo alla frustrata Mavis, ghostwriter per un'imbarazzante collana di libri per adolescenti (gli "young adults" del titolo), fresca di divorzio e costretta dalle circostanze anche anagrafiche a fare i conti con i primi bilanci esistenziali. Un'email del suo ex-ragazzo del liceo che annuncia giulivo la nascita della sua primogenita la riporta, anima e corpo, al soffocante buco di provincia che aveva lasciato anni addietro, in cerca di miglior fortuna nella metropoli.

 

 

 

Leggi tutto: YOUNG ADULT di Jason Reitman (2011)

a simple_lifeFilmare “le cose come sono” è stato un sogno a lungo inseguito da molti cineasti, da Flaherty a Rossellini. Il cinema, illusione dell’immagine in movimento, ha più volte cercato, ribaltando il suo statuto ontologico, di catturare l’essenza della realtà, spogliandola del suo involucro fenomenico e cogliendola nella sua fragilissima, denudata, verità. Lo splendido A Simple Life della cinese Ann Hui, accolto con grande entusiasmo e commozione durante la scorsa Mostra del Cinema di Venezia e da qualche giorno nelle sale italiane distribuito dalla Tucker Film, è riuscito in questo difficilissimo intento.

Il film racconta la vicenda di Ah Tao (Deanie Ip, una meritatissima Coppa Volpi), anziana amah, domestica di una ricca famiglia borghese, e il suo profondo legame affettivo con Roger (Andy Lau), primogenito della famiglia che ha per tutta la vita assistito. Malata e sola, Ah Tao trova in Roger una presenza importante nel momento della sofferenza. E Roger riscopre nella sua anziana tata il più forte legame identitario con il suo passato e il più saldo ed intimo vincolo affettivo della sua vita.

 

 

Leggi tutto: A SIMPLE LIFE di Ann Hui (2011)

50-e-50Sempre di più al giorno d'oggi, quando si parla di "cinema indipendente americano" (connotazione che fino a qualche tempo fa era sinonimo di prodotto, in un certo senso, di qualità), si rischia di prendere in considerazione un'etichetta, costruita su specifiche convenzioni, piuttosto che uno spontaneo modo di fare cinema: come invece l'indie dovrebbe essere.

Senza generalizzare troppo, dato che lo spirito più puro sopracitato è ancora presente in diversi film, si pensi paradossalmente (tra i più recenti) al francese Tomboy di Celine Sciamma, c'è comunque da sottolineare come dietro alla facciata dell'indipendenza si nascondano pellicole costruite ad hoc per rientrare, sfacciatamente e a tutti i costi, in questa categoria.

 

 

Leggi tutto: 50 E 50 di Jonathan Levine (2012)

starwarsGeorge Lucas colpisce ancora. E la saga di Star Wars, il meraviglioso giocattolo che dal lontano 1977 ha invaso il nostro immaginario con il suo universo sci-fi/fantasy che mescola archetipi ancestrali alla potenza degli effetti speciali, sembra davvero un fenomeno inesauribile. Straordinaria macchina per produrre soldi ma anche creatura proteiforme che straborda dai confini meramente cinematografici per farsi prodotto crossmediale sfruttabile all'infinito dal suo geniale e furbo creatore.

É così che, per cavalcare l'onda del fenomeno 3D, l'intera saga è tornata nelle sale arricchita dalla visione in stereoscopia, con il progetto di far uscire un episodio all'anno: Lucas ha scelto di seguire l'ordine cronologico degli eventi, per cui si parte con Episodio I – La minaccia fantasma. Correva l'anno 1999 quando il film uscì per la prima volta in sala, a diciassette anni da Il ritorno dello Jedi: per i milioni di fan e per coloro che invece scoprivano il mondo di Star Wars per la prima volta fu un evento epocale, tradotto in un incasso mondiale pari a oltre 900 milioni di dollari (che ora, grazie a questa riedizione, ha superato il miliardo).

 

 

Leggi tutto: STAR WARS – EPISODIO I LA MINACCIA FANTASMA 3D di George Lucas (2012)

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