Recensioni film in sala

Da qualche anno, la commedia made in Hollywood appare dominata da un solo, “famigerato”, nome: Judd Apatow. La sua egida produttiva è responsabile di un lungo numero di titoli che vanno da Suxbad – Tre menti sopra il pelo a Molto incinta, da Strafumati a Le amiche della sposa, fino al recente Nudi e felici. Tutti film più o meno di culto, che hanno imposto al genere il dominio di un vero e proprio Apatow’s touch: un mix di comicità e dramma, con dialoghi spesso sboccati ma intelligenti. L’ultima pellicola in ordine di tempo è The Five-Year Engagement (per la regia di Nicholas Stoller), titolo che per qualche strano motivo i distributori italiani non si sono preoccupati di tradurre.

5454-Magical-Mystery-Tour-film-dei-BeatlesRoll up, roll up for the mystery tour. Roll up, roll up for the mystery tour.
Roll up (and that's an invitation), roll up for the mystery tour.
Roll up (to make a reservation), roll up for the mystery tour.
The magical mystery tour is waiting to take you away,
Waiting to take you away.

 

 

“Un misterioso, magico viaggio sta venendo a prenderti. E questo è un invito.”

E’ il 1967 quando i Beatles, reduci dalle fatiche del Sgt. Pepper, si lanciano nella realizzazione del Magical Mystery Tour, progetto nato dall’omonimo singolo, che diede origine prima ad un film e poi ad un album. Ideato e strutturato principalmente da Paul McCartney che, dopo la morte per overdose del manager Brian Epstein, si era imposto come guida del gruppo (scatenando non pochi malumori tra gli altri componenti), il Magical Mystery Tour nasce come metafora della vita e della scoperta di se stessi, oltre a rimandare all’idea di trip come viaggio allucinogeno, in linea con il periodo psichedelico beatlesiano: il 1966 e 1967 furono anni densi di sperimentazioni, musicali e non, che diedero vita a capolavori non certo esenti da riferimenti alle droghe usate dai Fab Four (un esempio su tutti, il più celebre: Lucy in the Sky with Diamonds).

MagicMike locandina“People who live in society have learnt how to see themselves, in mirrors, as they appear to their friends. I have no friends: is that why my flesh is so naked?” Così Sartre sembra parafrasare l’intera storia di Magic Mike, un film spettacolare e crudo grazie al quale Soderbergh sembra ritrovare una vena creativa del tutto affievolitasi negli ultimi anni.

Grande merito va senz’altro attribuito al bel soggetto firmato, insospettabilmente, dal palestratissimo attore-modello Channing Tatum, che, contrariamente al detto “tutto muscoli e niente cervello”, fa tesoro della sua giovanile esperienza come ballerino in uno strip-club per signore di Tampa, Florida per raccontare la storia di Mike, aitante trentenne diviso fra il lavoro giornaliero in cantiere e quello serale di stripper all’Xquisite Strip Club. Superficiale e dedito a eccessi di ogni tipo, Mike è la star di punta del locale, il leader del gruppo testosteronico che ogni sera manda in visibilio signore e signorine di ogni età sotto la guida del rozzo ma paterno Dallas. L’incontro con il giovane sbandato Adam, in cerca di un’identità più che di un lavoro, porterà Mike a (s)vestire i panni inediti del fratello maggiore, introducendo il ragazzo nella bizzarra famiglia di spogliarellisti e nel loro surreale mondo. Ma sarà Brooke, la seriosa e rigorosa sorella di Adam, a provocare un reale cambiamento in Mike, facendolo riflettere sulla vacuità della propria esistenza, basata sul guizzare di bicipiti e sul mercanteggio deprimente del proprio corpo.

i-bambini-di-cold-rock-la-locandina-italiana-del-film-249162Il destino per i registi del noveaux horror francese sembra segnato: promettenti risultati in patria all’insegna della violenza postorganica e della lucidità formale, promozione a Hollywood e inevitabile scivolone, forse per l’emozione di avere grossi budget e grossi nomi tra le mani. È successo ad Alexandre Aja che dopo aver firmato l’interessante Alta Tensione (2003) si accontenta di un remake americano del craveniano Le colline hanno gli occhi (2006), a Xavier Gens che passa dallo slasher con nazisti debitore di Tobe Hoope di Frontiers – ai confini dell’inferno al pressoché ignorato post-apocalittico The Divide (2012) e succede anche a Pascal Laugier, autore del sanguinolento e controverso Martyrs (2008).

Lontano anni luce dalle provocazioni, pur criticabili per molti aspetti, del film francese, Laugier si trova a dirigere una pasticciata e a tratti incomprensibile vicenda che vorrebbe, ma non riesce, mescolare horror, thriller e gotico, facendo leva su uno dei grandi spauracchi di sempre: il babau.

 

 

 

candidato-a-sorpresa-teaser-poster-italia midL’Italia si sa, sta attraversando un periodo storico in cui comicità e politica per la prima volta tendono a sovrapporsi. In un paese che ha poca voglia di ridere, ci sono politici che raccontano barzellette e comici che fondano movimenti. Dagli Stati Uniti, paese dove questa tendenza non ha ancora bene attecchito, arriva il tentativo cinematografico di fotografare in chiave umoristica la contemporanea campagna elettorale. Candidato a sorpresa (The Campaign), diretto da Jay Roach e interpretato da Will Ferrell e Zach Galifianakis, è una commedia travestita da satira pungente.

Cam Brady (Ferrell) e Marty Huggins (Galifianakis) si sfidano senza esclusioni di colpi in Carolina del Nord. Cam è il vincitore uscente, mentre Marty è lo sfidante sfigato promosso e finanziato da due magnati che vogliono importare manodopera cinese per risparmiare le spese di spedizione. Nonostante i due candidati abbiano uno staff che curi la loro comunicazione, le gaffe caratterizzeranno una campagna all’insegna della lotta verbale e fisica.

 

 

 

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