Recensioni film in sala

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Correva l’anno 1972 quando due giovanissimi artisti inglesi, Peter Lord e David Sproxton, crearono per un programma della BBC, destinato a un pubblico di bambini non udenti, un supereroe chiamato Aardman.

Quattro anni dopo la coppia fondò la Aardman Animation, a oggi una delle case di produzione animate più importanti del mondo la cui ultima fatica, Pirati! Briganti da strapazzo, diretta proprio dal fondatore Peter Lord, sta arrivando questa settimana nelle sale italiane.

 

 

 

Leggi tutto: PIRATI! BRIGANTI DA STRAPAZZO di Peter Lord (2012)

l arrivo_di_wangL’arrivo di Wang si apre con dei titoli di testa molto “all’americana”, cui segue il primissimo piano di una ragazza terrorizzata e nascosta nel buio, immagine che a molti (anzi a pochi, visto che il film è uscito in una manciata di sale) avrà rievocato The Blair Witch Project. Eppure, quello di cui stiamo parlando è un film tutto italiano e porta la firma dei Manetti Bros. (al secolo Antonio e Marco Manetti), la strana coppia che, oltre ad aver diretto una miriade di videoclip e la serie tv L’ispettore Coliandro, ci ha regalato nel recente passato due piccoli film di culto come il trash e coraggioso Zora la vampira (2000) e il thriller Piano 17 (2005).

Voraci amanti del film di genere, figli bastardi di quella cinefilia più orgogliosamente americanofila - un po’ alla Tarantino, per intenderci -, i due registi più adorabilmente nerd del cinema nostrano si sono stavolta cimentati nientemeno che con la fantascienza: quel genere che il Bel Paese non praticava da decenni (se escludiamo forse solo Nirvana di Salvatores) sembra ora trovare nuova linfa in piccolissimi film come L’ultimo terrestre di Gipi o come questo, costato appena 200.000 euro (un budget quantomeno ridicolo se confrontato con quello di un’analoga produzione americana).

 

 

Leggi tutto: L'ARRIVO DI WANG (2012)

romanzodiunastrage(… ) Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.(..)

Pier Paolo Pasolini

 

È una bestia strana, il cinema italiano. Chiuso nella sua decennale crisi cronica, sembra essersi autocondannato ad annegare talenti e idee nel gigantesco calderone della commedia nazionalpopolare più o meno becera, in cui gli incassi sono inversamente proporzionali all’originalità dei contenuti e la parola d’ordine pare essere “disimpegno”.

Leggi tutto: ROMANZO DI UNA STRAGE di Marco Tullio Giordana (2012)

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Dopo essere stato presentato a Cannes lo scorso Maggio, arriva nelle nostre sale questo lavoro molto interessante diretto da una coppia di sorelle francesi non emergenti ma al loro primo lungometraggio.

Le sorelle Coulin s'ispirano ad un evento realmente accaduto nel 2008 a Glouchester, nel Massachussets, facendolo loro con ambientazione e stile del cinema francese. Il film racconta di un gruppo di adolescenti che decidono di rimanere in gravidanza tutte insieme. Quasi prendendone le distanze, le Coulin non entrano mai nel merito della questione con giudizi propri. Cercano di mostrare i fatti e lasciare decidere allo spettatore che idea farsi. Solo in una sequenza in cui le giovani giocano a calcio sulla spiaggia con una palla infuocata il rimando a “se giochi col fuoco..” risulta una frecciatina piuttosto esplicita. I maschi non ci sono in questa pellicola, e se ci sono contano pochissimo. Così come gli adulti. L’adolescenza è un mondo difficile. Forse non siamo ai livelli di Gus Van Sant ma lo spaesamento di fronte ai fatti narrati e soprattutto l’incapacità di darci una risposta sul perché siano accaduti, sembrano immergerci in tale universo pieno di domande e curiosità alle quali spesso si risponde con modi estremi.

 

 

Leggi tutto: 17 RAGAZZE, di Delphine Coulin e Muriel Coulin

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Nevermore. Oltre ad essere il verso finale dell'immortale poema di Edgar Allan Poe che condivide il titolo con questa sfortunata pellicola, è senz'altro il pensiero che attraversa la mente dello spettatore all'uscita dal cinema. Mai più. Nessun temerario oserebbe accostarsi una seconda volta a questo lavoro che, se nelle intenzioni voleva essere un omaggio a uno dei grandi della letteratura americana, risulta in un didascalico e raffazzonato pastiche delle citazioni più scontate e banali tratte dall'opera dell'autore.

Il proposito è quello di raccontare gli ultimi giorni di vita di Poe attraverso una fantasiosa vicenda a metà tra la mystery story di ambientazione ottocentesca e l'action movie, sulla falsariga di prodotti come From Hell e Sherlock Holmes, aggiungendo (sperando forse in un tocco di classe) un riferimento diretto alle sue opere. Lo scrittore originario di Boston, che, come racconta la pellicola, fu effettivamente ritrovato farneticante per le strade di Baltimore per morire poco tempo dopo in circostanze non chiarite, viene infatti messo dalla finzione filmica ad indagare sugli orribili omicidi di un serial killer che colpisce disseminando la scena del delitto di indizi tratti dalla sua letteratura. Per stimolare ulteriormente le indagini, l'assassino rapisce la promessa sposa di Poe, costretto ad ingaggiare una corsa contro il tempo per salvare l'amata.

 

 

Leggi tutto: THE RAVEN di James McTeigue (2011)

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IL SUPERPAGELLONE DI FEBBRAIO 2019

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Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di FEBBRAI2019

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