Recensioni film in sala

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Sui media si fa un gran parlare di mamme multitasking, tra stereotipi, luoghi comuni e dosi abbondanti di retorica. Poi c'è chi ne parla in modo realmente efficace come il regista e sceneggiatore Eric Gravel in Full Time - Al cento per cento, storia di una (stra)ordinaria settimana lavorativa di una donna di mezza età, alle prese con un lavoro da cameriera in un hotel di lusso, un colloquio che le potrebbe consentire di svoltare e tornare all'impiego dei suoi sogni, due figli da mantenere. A complicare il tutto in modo esponenziale, un infinito sciopero dei trasporti che trasforma i suoi trasferimenti quotidiani verso il centro di Parigi in un'autentica odissea. 

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Drive My Car, una possibile analisi

È possibile “amplificare il silenzio”? Questa strana espressione è citata all’inizio di Drive My Car, film del regista giapponese Ryusuke Hamaguchi candidato a ben quattro premio Oscar (miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale, miglior film straniero), e rappresenta forse la domanda a cui cerca di rispondere quest’opera complessa. Parlare in poche righe di Drive My Car è impossibile: occorrerebbero non poche pagine per esplicitare tutto ciò che questo film-esperienza riesce a rappresentare in “sole” tre ore, immergendo lo spettatore all’interno dei misteri dell’interpretazione dell’opera d’arte e di tutto ciò che concerne l’umano (il lutto, il senso di colpa, le relazioni familiari, il rapporto finzione-realtà). Di un film che è un infinito gioco di specchi non si può quindi che parlare in modo riduttivo, scegliendo di percorrere solo uno dei molti sentieri che traccia. Quello del silenzio sopra citato non è che uno di questi percorsi.

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L’ultimo lungometraggio della neozelandese Jane Campion, tratto dal romanzo omonimo di Thomas Savage, s’immerge nelle atmosfere di un drammatico western, con sottili risvolti psicologici thriller. Presentato in concorso a Venezia 2021, dove ha vinto il Leone d’Argento per la miglior regia, da lì vincitore incontrastato ai Golden Globe 2022 e ai Bafta Awards 2022, in nomination agli Oscar per Miglior film, regia, attore protagonista, attrice e attore non protagonisti, sceneggiatura non originale (sempre J. Campion), fotografia (Ari Wegner) e colonna sonora (Johnny Greenwood, non a caso già dietro le musiche de Il petroliere). Distribuito da Netflix.

Leggi tutto: Il potere del cane di Jane Campion, la recensione

west-side-story

Leviamoci subito il pensiero esaminando i lievi difetti del West Side Story di Steven Spielberg, che si è cimentato con un progetto ambiziosissimo, rischioso almeno per due motivi: il musical appariva lontano dalle corde del regista e proporre un remake del classico di Robert Wise e Jerome Robbins del 1961 suonava parecchio azzardato.

Leggi tutto: West Side Story di Steven Spielberg, la recensione

Belfast

Should I stay or should I go? parafrasato attraverso la famosa canzone dei Clash del 1981, è l’interrogativo che attraversa buona parte del film di Kennet Branagh. Questa lirica, anche se non filologicamente correlata al tempo del film, rende perfettamente il quesito principale, in sospeso per buona parte della narrazione.

Leggi tutto: Belfast di Kenneth Branagh, la recensione

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