Recensioni film in sala

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“Greetings from Asbury Park N.J.” è il primo disco di Bruce Springsteen, ed è a Springsteen che si pensa quando si nomina questa cittadina costiera, che concentra i suoi 16 mila abitanti in poco più di 4 km quadrati. Ma attenzione, questo non è un film su Springsteen. Asbury Park: lotta, redenzione e rock and roll è infatti un originale documentario che si propone di raccontare una storia ben più ampia: quella di Asbury Park, ricca stazione balneare nata nel 1871, e tramutatasi nel tempo in officina di talenti e luogo di tensioni. 

Leggi tutto: ASBURY PARK: LOTTA, REDENZIONE, ROCK AND ROLL di Tom Jones - La recensione

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A Hollywood si sa, il sequel dev’essere sempre più imponente e rumoroso del film precedente. John Wick non è da meno e con questo nuovo capitolo adotta uno stile e una narrazione più fumettosa e sopra le righe tanto quanto il nostro protagonista, di fronte a situazioni e combattimenti sempre più pericolosi, diventa inevitabilmente super. A prova di ciò il viaggio dell’eroe qui mostrato ricorda molto quello di Bruce Wayne ne “Il cavaliere oscuro – Il ritorno” di Christopher Nolan (2012).

Questo per dire che viene richiesto allo spettatore che la sua sospensione dell’incredulità diventi più elastica. Ci troviamo di fronte a risse magnificamente coreografate e con una incredibile costruzione scenografica e registica che sono irresistibili: il lato tecnico del film, quello su cui si punta di più, funziona indubbiamente molto bene. Così come l’universo narrativo che si sta cercando di costruire, fatto di criminali con delle regole che aderiscono a un'agenzia simil-Spectre, che in questa storia dovrà rimarcare la sua posizione viste le disubbidienze di Wick (e soci) alla fine del secondo capitolo. La pecca più grande sta però nel finale, che sottolinea ancora di più questa trasformazione di John in supereroe, ma che dopotutto non ci sconvolge più di tanto visto che le intenzioni in tal senso sono chiare. La forza del personaggio sta sicuramente in Keanu Reeves, ma anche nel resto del cast che vede tra le sue fila volti già noti della trilogia quali Ian McShane e Laurence Fishburne con Mark Dacascos che interpreta il villain principale, Halle Berry nei panni di un famme fatale molto pericolosa quanto intrigante e Jerome Flynn, Bronn di Game of Thrones, in un cameo.

È, in conclusione, un buon film d’intrattenimento, con scene d’azione coinvolgenti e spettacolari superiori sicuramente a quelle di molti action movie di serie B, a cui però bisogna accettare di stare al gioco di una narrazione e di una messa in scena sempre più grottesca. Nell’economia della saga è sicuramente superiore al secondo, ma inferiore al primo che nella sua semplicità gratificava di più. Insomma, vale due ore di svago al cinema.

Voto: 2,5/4

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Esce in sala il (ri)riadattamento di Pet Sematary di Stephen King diretto da Dennis Widmyer e Kevin Kölsch, secondo tentativo di condensare il libro in formato cinematografico dopo quello di Mary Lambert nel 1989, ormai diventato cult. Il dottor Louis Creed (Jason Clarke) e la moglie Rachel (Amy Seimetz) si trasferiscono nel Maine coi loro figli Ellie (Jeté Laurence) e Gage ( Ellie Creed). La morte del gatto di famiglia Church li porterà a contatto con un misterioso cimitero per animali nascosto nel bosco dietro alla loro nuova casa, con terribili conseguenze.

Ricapitolando, due registi non molto conosciuti, con all’attivo qualche pellicola ben recepita dalla critica ma certo lontani dai radar dei Circuiti Che Contano, si sono ritrovati a dirigere l'adattamento di un'opera di un autore mondialmente amato e riconosciuto, hanno dovuto competere con un precedente che vanta già un seguito accanito e soprattutto hanno dovuto farlo all’ombra dell’enorme successo dell’ultimo riadattamento di un’opera di King, IT (2017). Una corsa a ostacoli superata senza inciampare rovinosamente ma non per questo da applausi in tribuna.

Notevoli Clarke e Laurence, chapeau agli sceneggiatori Matt Greenberg e David Kajganich che hanno recuperato dettagli tralasciati dalla Lambert. Menzione d’onore anche per la colonna sonora di Christopher Young (Drag Me To Hell, Sinister, The Exorcism of Emily Rose). Tutto il resto è noia ben confezionata. Spicca una mancanza di audacia, il meccanismo si ripete all’infinito, i momenti splatter non costituiscono un climax raggiunto gradualmente ma piuttosto i picchi di un elettrocardiogramma piattino. Massimo dei voti per l’esposizione della trama, purtroppo a fronte di tutta questa chiarezza viene meno l’elemento oscuro che ogni horror dovrebbe avere.

Fermo restando che creare un prodotto originale e innovativo a partire da materia conosciuta non è semplice, rimane valido il reato di jumpscare – usato a sproposito e in abbondanza -, così come è lecito restare delusi se un film il cui compito sarebbe essere quanto più adrenalinico possibile si limita a portarti dal punto A al punto B, senza scossoni notevoli. I temi sotterranei – su tutti, la gestione del lutto – vengono relegati a qualche lacrima e sospiro ansimante, un dolore così forte da portare alla follia viene dipinto con tinte pastello, rimane scarsamente battuta una strada da cui si sarebbe potuto ricavare molto di più. Buono, fra alti e bassi. Retrogusto amarognolo.

Voto: 2

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Chi non conosce Stanlio e Ollio? La coppia comica che, probabilmente, più di ogni altra è riuscita ad entrare nell’immaginario collettivo tra teatro e grande schermo, viene omaggiata con un biopic non scontato, una sfida ardua e dai risultati comunque sorprendenti.

Leggi tutto: STANLIO & OLLIO di Jon S. Baird - La recensione

SistersBrothers

A tre anni dalla Palma d'Oro ottenuta con DheepanJacques Audiard ha girato  il suo primo film in lingua inglese (presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2018), con cui approda al genere classico per eccellenza del cinema americano. I fratelli Sisters è un western dal cast stellare, che si confronta con le radici violente e brutali della Storia statunitense ma che curiosamente non è stato girato negli Usa: il regista francese ha infatti deciso di filmare, come ai tempi degli spaghetti western, tra Almeria e Aragona, oltre che in Romania. Tratto dal romanzo Arrivano i Sister del canadese Patrick deWitt e ambientato tra l'Oregon e la California del 1851, il film racconta la storia di una coppia di banditi, i fratelli Charlie (Joaquin Phoenix) ed Eli Sisters (John C. Reilly, anche produttore), spietati sicari al soldo del Commodoro (Rutger Hauer, impegnato in un cameo). I due vengono incaricati di assassinare un cercatore d'oro (Riz Ahmed) sulle cui tracce è stato inviato un detective (Jake Gyllenhaal), ma la missione subirà conseguenze impreviste.

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