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Jonathan Levine  

50-e-50Sempre di più al giorno d'oggi, quando si parla di "cinema indipendente americano" (connotazione che fino a qualche tempo fa era sinonimo di prodotto, in un certo senso, di qualità), si rischia di prendere in considerazione un'etichetta, costruita su specifiche convenzioni, piuttosto che uno spontaneo modo di fare cinema: come invece l'indie dovrebbe essere.

Senza generalizzare troppo, dato che lo spirito più puro sopracitato è ancora presente in diversi film, si pensi paradossalmente (tra i più recenti) al francese Tomboy di Celine Sciamma, c'è comunque da sottolineare come dietro alla facciata dell'indipendenza si nascondano pellicole costruite ad hoc per rientrare, sfacciatamente e a tutti i costi, in questa categoria.

 

 

Rientra sicuramente nel novero 50 e 50, terzo lungometraggio del giovane Jonathan Levine (nato a New York nel 1976) dopo All the Boys Love Mandy Lane (2006) e Fa' la cosa sbagliata (2008).

Il protagonista di questa sua nuova fatica è Joseph Gordon-Levitt che interpreta Adam, un ragazzo di 27 anni come tanti altri, con un buon lavoro, una fidanzata e un migliore amico dal quale è inseparabile. La sua vita tranquilla verrà sconvolta dalla diagnosi di una rara forma tumorale, dalla quale avrà il 50% di probabilità di salvarsi.

Se già Fa' la cosa sbagliata, dove un sempre efficace Ben Kingsley era totalmente sprecato nei panni di uno psicoterapista poco ortodosso, era un'operazione ben poco significante, Jonathan Levine riesce a scendere ancora di livello con 50 e 50, cancer-comedy (così è stata definita) che rischia di trattare superficialmente, piuttosto che ironizzare come vorrebbe, il tragico tema che racconta.

La sceneggiatura, scritta dall'esordiente (e si sente) Will Reiser, lascia poco spazio alle reazioni paradossali delle persone vicine ad Adam, quando scoprono la brutta notizia, per concentrarsi su un banale rapporto sentimentale sviluppatosi tra il protagonista e la sua psicoterapeuta, interpretata da un'insipida Anna Kendrick decisamente inferiore, in tutti i sensi, alla Bryce Dallas Howard-fidanzata di Adam.

Joseph Gordon-Levitt sembra aver perso quel magnetismo attoriale che aveva fino a qualche anno fa; un po' meglio risultano Seth Rogen, nei panni del migliore amico Kyle, e Anjelica Huston in quelli della madre del protagonista.

In conclusione, 50 e 50 risulta quindi essere un generatore sempre acceso dei più scontati stilemi indie, degni della deriva peggiore presa da troppi titoli presentati al Sundance Film Festival di Robert Redford. Nel tentativo di apparire continuamente sincero e profondo, 50 e 50 è in realtà uno dei film più ricattatori e irritanti dell'anno e, paradossalmente, lontanissimo da quell'anima indipendente che vorrebbe portarsi dentro a tutti i costi.

          

 

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