locandina-Iron-Man-3-Tutto qui? Un trucchetto sfigato e una battutaccia..?

-Tesoro, potrebbe essere il titolo della mia autobiografia.

 

Tony Stark è tornato, per la gioia di migliaia di fan accaniti logorati dall’attesa.

Il più ricco, egocentrico, presuntuoso, scorretto e dannatamente irresistibile tra i supereroi Marvel, creato da Stan Lee e Larry Lieber nel 1963, plana nuovamente sul grande schermo nel terzo capitolo della saga ufficiale (quarto, considerando il crossover The Avengers). Cambio al vertice: Jon Favreau, regista dei primi due episodi, lascia il timone a Shane Black (fortemente voluto da Robert Downey Jr., che era stato da lui diretto in Kiss Kiss Bang Bang), limitandosi ad interpretare l’ormai consolidato ruolo di Happy Hogan, guardia del corpo dell’eccentrico industriale. Il quale ha più che mai bisogno di protezione, dai nemici e da se stesso.

 

Sceneggiato dallo stesso Black con Drew Pearce e basato sulla serie Extremis scritta da Warren Ellis, Iron Man 3 vede Stark alle prese con un nuovo, temibile nemico, un terrorista che si fa chiamare il Mandarino (Ben Kingsley); non tutto però è ciò che sembra e le insidie sono dietro l’angolo, complicate da tormenti interiori, riguardanti l’indissolubile legame con un alter-ego vitale ma a tratti ingombrante, che porteranno il nostro eroe ad una nuova consapevolezza sul fragile confine che separa l’Uomo dalla Maschera.

 

Coerenza: senza dubbio è questa la dote più apprezzabile di un sequel che non tradisce lo spirito irriverente e dissacratorio dei film precedenti, connaturato ad un personaggio accattivante e gigione quanto l’attore che lo incarna. Iron Man 3 si conferma un solido blockbuster sfacciatamente commerciale e visivamente impressionante che si muove entro i limiti del genere, sfornando battute al limite del demenziale e toccando vertici di straniamento che non possono lasciare indifferenti (un esempio su tutti, l’uso di Blue degli Eiffel 65 nella sequenza d’apertura). In questo frastornante spettacolo, è possibile tuttavia notare (e apprezzare) l’inserimento di interessanti spunti di riflessione su temi importanti quali l’iconografia tipicamente occidentale, catalizzatore irragionevole di assolutizzazioni estreme, e i giochi di potere che coinvolgono politica e ricerca scientifica.

 

Cast in gran forma, con conferme (Gwyneth Paltrow/Pepper Potts, Don Cheadle/James Rhodes) e piacevoli sorprese (Ben Kingsley/il Mandarino e un notevole Guy Pearce nei panni di Aldrich Killian), capitanato da uno strepitoso Robert Downey Jr. Difficile, ormai, separare l’attore dal personaggio, o l’uomo dal supereroe. “Possono togliermi tutto, tranne una cosa: io sono Iron Man.”

Consiglio: pazientate e attendete la fine dei titoli di coda.

Voto: 2,5/4

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