babylon

Hollywood, anni '20: nello sfrenato mondo della settima arte si intrecciano le vite di un'attrice in cerca di fama (Margot Robbie), di una star del grande schermo (Brad Pitt), di un giovane appassionato di cinema (Diego Calva), di un musicista jazz (Jovan Adepo) e di una artista orientale (Li Jun Li). A distanza di 5 anni da First Man – Il primo uomo, Damien Chazelle torna dietro la macchina da presa con Babylon, film da lui diretto e scritto e quinto della sua carriera, che comprende soprattutto Whiplashe l'iconico La La Land.

Difficile catalogare Babylon in un genere preciso, un dramma ambientato nel mondo del cinema degli anni '20 e 30' con momenti da commedia surreale, quello che è evidente però è che si è davanti a un progetto ambizioso e dalla grossa portata. Non importa tanto capire la categoria, perché la forza del film è soprattutto nelle sue tantissime anime e nelle molte sensazioni che trasmette.

Chazelle realizza un vorticoso viaggio (la sequenza iniziale della festa è quasi una dichiarazione d'intenti, a “stordire” lo spettatore con la pienezza delle immagini), nell'Era d'Oro di Hollywood, e la dipinge come un continuo contrasto. Che è nella natura del film, nei fatti raccontati e nei personaggi che lo popolano.Babylon è un film eccessivo ed esagerato nella rappresentazione del microcosmo hollywoodiano, una serie di figure che viaggiano in continuazione tra il tremendamente assurdo e il tremendamente tragico. Un sali e scendi narrativo che risulta molto coerente e azzeccato per tutte e tre le ore del film.

C'è davvero tanto nel film di Chazelle, che come detto è volutamente bipolare ma trova una sua completezza e non rimane in un limbo né di trama né di emozioni che vuole dare. Babylon è soprattutto un film estremamente funereo, un'opera che omaggia lo spettacolo, la magia e la vitalità del cinema ma è perennemente pervaso da un senso di morte.

Babylon esagera nelle stranezze divertenti e poi piomba in un'altra atmosfera. Una sequenza volutamente costruita come commedia può diventare cinicamente triste negli attimi seguenti. Una perenne e straordinaria contraddizione, che anche nella fauna umana del film si compone di tanta bellezza e tanta bruttezza.

Come la Nellie la Roy di una sempre magnetica Margot Robbie. Un'attrice alla ricerca del successo che nel mondo magico e spietato di Hollywood cerca il riscatto e la voglia di nobilitarsi in una bolla che nasconde mostri dietro all'apparente fascino.

O il crepuscolare Jack Conrad di Brad Pitt. Un attore che ormai basta quasi nella sua presenza per catturarci e dà corpo ad un attore che lotta per non scomparire in un cinema che sta per cambiare, dando addio al muto per accogliere la rivoluzione sonora e protagonista di una delle scene più sommesse ed importanti di ascesa e caduta, una presa di consapevolezza amarissima e in piena linea su come è costruito il film.

Babylon è questo ed anche ovviamente una riflessione sul tempo che passa, sulla vacuità del successo e da tanti momenti singoli che aprono ai pensieri. Ovviamente Babylon è un film sul cinema, ma a differenza di molti altri che spingono sulla retorica e sulla banalità, Chazelle insiste su un binario molto più realista. Un omaggio al cinema più pessimista e amaramente nostalgico.

I protagonisti della settima arte sono immortali, eppure nel più classico gioco tra spettatore e ciò che sta guardando Babylon non dice questo. Fa sparire nel buio, fa scendere letteralmente all'inferno (altra sequenza clamorosa quasi da cinema horror).

Ma Babylon in realtà lo dice anche. Il cinema e i film sono effettivamente eterni e permettono anche di ripercorrere la storia, di avere una visione del futuro e perdersi in un sogno visivo di forme e colori.

Voto: 3/4

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