X-A-Sexy-Horror-Story

Gli anni '70, si sa, sono l'età d'oro dell'horror. Lo sa bene Ti West, specialista del genere, che imprime una tacca importante in carriera con X - A Sexy Horror Story e confeziona uno slasher rurale che omaggia dichiaratamente tutto quel filone di Non aprite quella porta et similia, ambientandolo proprio nel 1979 e remixandolo con l'hardcore.

Film derivativo ma azzecatissimo nel suo rilanciare stilemi ed elementi che funzionano sempre, purché supportati da una regia intelligente e capace di sfruttarli, la sua ricetta è semplice: una minuscola e scalcinata troupe gira un film a luci rosse in una fattoria affittata fuori Houston; mal gliene incoglie, perché la coppia di anziani proprietari - in particolare la moglie  - è tutt'altro che ospitale. I due sono talmente mostruosi da far sembrare rassicurante la coppia del quadro American Gothic e lo stereotipo dell'America redneck, bigotta e violenta, è portato all'ennesima potenza: la chiave di X - A Sexy Horror Story è proprio nell'eccesso che, tra sangue ed erotismo strabordanti in rigorosa unità spazio-temporale, non teme di sfiorare le vette del trash per tradursi in una critica sociale e politica. 

L'occhio sarcastico di Ti West - regista, sceneggiatore e montatore - non risparmia nessuno: se la spaventosa coppia contadina tiene il fucile in casa mentre guarda i telepredicatori in tv, il gruppetto di giovani sessualmente ribelli sembra interessato non tanto alla libertà quanto ai soldi e alla fama. Dal produttore scalcagnato (ingenuo più che rapace, tanto da far tenerezza) al giovane regista che si illude di fare cinema hard artistico, il personaggio chiave è l'aspirante starlette Maxine, anti-eroina più bitch che scream queen (vedi il colpo di scena/agnizione finale) di un'efficace Mia Goth che, attenzione, opportunamente truccata interpreta pure l'inquietante villain Pearl, e la impersonerà ancora in un prequel già annunciato e girato.

L'abbondanza di violenza e oscenità ai limiti del disgusto soddisfa i palati affamati di gore e chi ama la tradizione dell'horror estivo (per quanto la sequela di ammazzamenti non brilli certo per originalità e rischi a un certo punto di sfiorare la noia: menzione speciale, comunque, per l'alligatore guest star), ma la verità è che X è soprattutto un film che ammicca ai cinefili, aprendosi con uno sfacciato richiamo a Sentieri selvaggi e frullando un caleidoscopio di riferimenti al genere, mostrando al contempo tutta la sua vocazione di B-movie che passa da una versione kitsch dell'American Dream accompagnata dalla voce di Mungo Jerry (In The Summertime) al cuore nero di un'America inquietante e malata sulle note di Don't Fear the Reaper. Tutto già visto e stra-visto? Certo. Ma in questi tempi di bulimia cinematografica dove alla quantità abnorme di prodotti si accompagna una qualità scarsa e claudicante, avercene di film come questo, all'insegna del brio registico e di una pura goduria visiva.

Voto: 2,5/4

 

 

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