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Essere un celerino di Roma e al tempo stesso un uomo di colore, nato da una famiglia che abita uno stabile occupato, è un paradosso di proporzioni colossali, specie considerando la tradizionale vicinanza del reparto mobile antisommossa alle ideologie di estrema destra. È la situazione contraddittoria che vive il protagonista del film ll legionario, debutto del giovane regista italo-bielorusso Hleb Papou in sala dopo il fortunato passaggio al Festival del cinema di Locarno che è fruttato il premio al miglior regista emergente nella sezione Cineasti del presente. 

Daniel (Germano Gentile), origini africane e accento romano, vive questa antinomia ogni giorno, diviso tra l'amore per la madre e il fratello e la fedeltà alla Celere e ai suoi compagni, che accettano la sua "diversità" tra commenti "scherzosamente" razzisti e spirito di cameratismo. Lavoratore e padre di famiglia perfettamente integrato ma costretto a tenere segreta la sua famiglia di origine ai colleghi, Daniel è insomma un simbolo calzante dell'Italia multietnica e multiculturale di oggi. Al tempo stesso, il film coglie in modo lucido l'aspetto più dolente dell'integrazione stessa per i nuovi italiani di seconda generazione, vale a dire il rischio di perdere una parte della propria identità. Il dilemma di Daniel giunge al punto di rottura quando proprio il suo reparto viene incaricato di sgomberare il palazzo dove vivono i suoi famigliari.

Il film di Papou soffre delle ingenuità da opera prima, ma la sua acerbità non disinnesca la forza di un lavoro potente nelle immagini, ammirevole per la capacità di rappresentare uno spaccato della Roma contemporanea. Anche nei suoi aspetti più delicati (le comunità di migranti e poveri tenute ai margini della società) e controversi (la mentalità chiusa e fascistoide ben incarnata dal bel personaggio di Aquila/Marco Falaguasta). Il tutto senza retorica né compromessi.

Voto: 2,5/4

 

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