EMA

Ema (Mariana Di Girolamo) e Gaston (Gael Garcia Bernal) sono una coppia sposata, che sta cercando di superare il trauma di un'adozione finita male. Mentre le conseguenze di questo trauma incidono sulla loro vita privata e lavorativa, Ema si configura come il motore centrale della vicenda, mettendo in moto un piano di seduzione e distruzione per ottenere nuovamente ciò che ha perso.

Il film di Pablo Larraín esce a un anno esatto dal passaggio alla Mostra del cinema di Venezia 2019. I tratti delle sperimentazioni del regista cileno, dal punto di vista della narrazione, si erano già manifestati in Nerudae in Jackie, con i continui salti temporali e la ricerca di non linearità nel racconto ed Ema doveva essere un prolungamento di questi esperimenti.

Ma dopo un inizio che sembra seguire queste linee guida e che sembra quasi camminare a ritroso nella vicenda, il film si concentra su altro, reiterando le sequenze di danza, illuminandosi di neon intermittenti e di fiamme. Ed è il fuoco l'elemento cardine di tutta la riflessione di Larraín, la forza che brucia e che muove la sua protagonista, la concretizzazione di una tendenza distruttiva che non può essere contenuta.

Larraín costruisce un film troppo ostico, impressionante a livello visivo ma anche respingente da quello narrativo, che usa la ripetitività del reggaeton come colonna portante del suo tessuto sonoro e che, allo stesso tempo, la nega dal punto di vista teorico, attraverso le parole di Gaston.

Gli intenti del regista, però, non sono limpidissimi: vuole riflettere sulla maternità? Testare i confini della sua definizione? Dimostrare fino a che punto possano portare il desiderio di essere madre e la disperazione di ricoprire questo ruolo, difficile e bellissimo?

Purtroppo il film non è risolto, non riesce a posizionare in modo rigoroso tutti i tasselli che semina nell'ora e tre quarti di durata. Da questo punto di vista il contrasto con Jackie, trainato da una sceneggiatura simile a un meccanismo a orologeria, è impressionante ma non impietoso. Questo è un film su cui tornare, da analizzare e rivedere, compulsivi e forse un po' disperati, proprio come Ema.

Voto: 2,5/4

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