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Dopo il flop di pubblico e di critica di Fuga da Reuma Park, arriva Odio l’estate dove Aldo, Giovanni e Giacomo ritrovano non solo Massimo Venier, il regista dei loro primi cinque film, ma anche gli stilemi e la comicità di quelle pellicole. Inaspettatamente questo ritorno alle origini funziona benissimo perché i tre comici hanno saputo portare le loro maschere nella contemporaneità e allo stesso tempo restituire quell’effetto nostalgia che lo spettatore ricerca. All’interno di una trama semplice che narra le vicende di tre famiglie costrette a condividere lo stesso alloggio durante le vacanze estive, Aldo è un ipocondriaco che ha paura di mettersi in gioco, Giovanni a causa dell’imminente fallimento dell’impresa di famiglia è un uomo ruvido e cinico mentre Giacomo soffre di solitudine nonostante il successo lavorativo.

Certo, non siamo nuovi a questo tipo di caratterizzazioni, ma gli sceneggiatori sono stati scaltri a scrivere una storia che le valorizzasse. Il cuore del successo della pellicola sta proprio qui: riprendere delle dinamiche che il pubblico conosce e a cui è affezionato, adattarle ai giorni nostri senza rinunciare a quell’atmosfera spensierata ma dolceamara che caratterizzava i loro film di vent’anni fa. Un merito che è tanto degli sceneggiatori quanto del regista Massimo Venier, che riesce a destreggiarsi tra scene comiche e malinconiche e che sa dirigere il trio molto meglio di altri registi con cui hanno collaborato.

Il cast di contorno è ottimo: le “mogli” Lucia Mascino, Carlotta Natoli e Maria Di Biase non sono solo integrate molto bene nelle dinamiche del trio ma riescono a brillare anche in loro assenza; il maresciallo dei Carabinieri di Michele Placido ruba la scena e non sfigurano nemmeno gli attori più giovani che interpretano i figli dei protagonisti. Si sottolinea in modo particolare la colonna sonora di Brunori Sas che s’inserisce perfettamente con il ritmo del film.

In conclusione, ritroviamo Aldo, Giovanni e Giacomo alle prese con dinamiche e situazioni comiche familiari ma che sono bene inserite in un contesto contemporaneo. Non è nulla di nuovo, ma non è neanche il trionfo della nostalgia fine a se stessa, nonostante la seconda parte verta molto sull’amarcord. È la giusta risposta rispetto a quelli che sono i desideri del pubblico: due ore di serenità in compagnia di vecchi amici grazie ai quali riscopriamo che quando c’è l’amicizia, quando abbiamo delle persone care su cui contare, nessun ostacolo è invalicabile.

Voto: 3/4

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