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I morti tornano, nel nono e ultimo capitolo di Star Wars, il film che mette fine alle saga cinematografica per eccellenza. O, per meglio dire, all'epopea della famiglia Skywalker, dal momento che Disney continuerà a esplorare l'universo di Guerre stellari con serie tv (a partire dalla già uscita The Mandalorian), film e fumetti. L'ascesa di Skywalker, atteso con anelante trepidazione dai fan della saga creata 42 anni fa da George Lucas, conclude il lungo viaggio con grandiosità e ampie dosi di emozioni sotto l'egida di J. J. Abrams, tornato per chiudere la "trilogia sequel" che aveva aperto lui stesso con Il risveglio della Forza, dopo l'episodio intermedio diretto da Rian Johnson Gli ultimi Jedi. Rispetto a ques'ultimo film, che divise il pubblico risultando coraggiosamente "eretico" ma decisamente pasticciato, Abrams ritrova la quadra in un'incalzante pellicola che è (quasi sempre) puro fan service.

Si diceva del ritorno dei morti: non crediamo di fare alcuno spoiler citando la già ampiamente svelata "resurrezione" dell'Imperatore Palpatine (ancora interpretato da uno strepitoso Ian McDiarmid) o della commovente presenza della compianta Carrie Fisher (morta nel 2016) nei panni di Leia Organa, "riportata in vita" grazie all'inserimento di alcune sue inquadrature tagliate da Il risveglio della Forza. Sarà proprio Palpatine, deciso a trasformare il Primo Ordine nella restaurazione del suo Impero, il vero nemico da combattere per ciò resta della Resistenza guidata dal Generale Organa, che può contare sulle doti di Poe Dameron (Oscar Isaac), Finn (John Boyega) e soprattutto di Rey (Daisy Ridley), ormai una Jedi "erede" di Luke Skywalker. Fondamentale, nella vicenda, il ruolo di Kylo Ren (Adam Driver).

La lotta tra Morte e Vita è del resto il filo che percorre L'ascesa di Skywalker, così come quella tra Presente e Passato, Forza e Lato Oscuro, Jedi e Sith, Resistenza e Primo Ordine. Un conflitto generazionale, in fin dei conti, una dicotomia che possiamo trasferire sul piano analitico nella dualità tra nostalgia e rivoluzione. Dal punto di vista narrativo, il film ricorda e cita esplicitamente in diversi punti Il ritorno dello Jedi, così come Il risveglio della Forza e Gli ultimi Jedi guardavano rispettivamente a Una nuova speranza L'Impero colpisce ancora. Allo stesso tempo, nei suoi 141 minuti di racconto denso, frenetico e iperspettacolare, dove il ritmo è tanto incalzante da perderci la testa, Abrams continua ad ampliare il discorso sulla Forza oltre ciò che era stato concepito da Lucas, mostrandoci poteri inediti e continue rivelazioni.

Agnizioni, scoperte, ritorni (rivediamo finalmente Lando Carlissian), addii: L'ascesa di Skywalker è una girandola di colpi di scena, con molti momenti commoventi per i fan, che chiude il cerchio rispondendo a dubbi e domande. Al contempo, il film è tutt'altro che perfetto: nella sua veemenza per giungere alla conclusione dell'epica saga, non mancano momenti confusi e la spettacolarità pigia sul pedale dell'acceleratore, con alcuni scivoloni. Se l'alchimia tra i personaggi principali funziona (l'amicizia tra Finn, Rey e Poe è uno degli aspetti più riusciti, i droidi C-3PO e R2-D2 tornano a essere centrali rispetto a un più sacrificato BB8), se il fascino visivo degli spazi della "galassa lontana lontana" rimane immutato (suggestiva l'ambientazione sul pianeta rifugio di Palpatine), bisogna ammettere in definitiva che il livello dei dialoghi di questa trilogia non è all'altezza degli episodi classici, né che Disney abbia saputo davvero replicare la magia dell'originale. I fan, però, avranno molto per cui emozionarsi, a partire dalla possibilità di vedere ancora una volta (l'ultima?) i titoli a scorrimento e sentire la straordinaria score di John Williams, fino a un finale nel complesso soddisfacente. Per Abrams, probabilmente, era impossibile fare meglio di così. Ora, dalla scena conclusiva che chiude la saga degli Skywalker da dove tutto era iniziato, attendiamo i futuri sviluppi di un franchise che avrà ancora molto da regalare al pubblico.

Voto: 2,5/4

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