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Tra applausi e scandali, Roman Polanski è tornato. L'ufficiale e la spia arriva in sala dopo essere stato uno degli eventi della 76esima Mostra del Cinema di Venezia, che lo ha premiato con il Leone d'Argento - Gran premio della giuria nonostante l'iniziale ostracismo della presidente di giuria Lucrecia Martel. Sulla figura del cineasta polacco incombono il vecchio caso di presunte violenze del 1977 (a causa del quale non puà tornare negli Usa) e nuove accuse, ma le polemiche, in ambito di critica cinematografica, non possono che essere spazzate via di fronte all'innegabile qualità di questo film, con il quale Polanski ha ricostruito con precisione certosina il più celebre e clamoroso errore giudiziario della storia francese. 

Il caso è l'arcinoto "Affaire Dreyfus", che tenne banco sulle cronache transalpine dal 1894. Il capitano dell'esercito Alfred Dreyfus fu accusato di alto tradimento e spionaggio, nonostante prove inconsistenti o addirittura falsificate, e condannato all'ergastolo nell'Isola dei Diavolo, nella Guyana francese. Nella vicenda ebbe un ruolo determinante il feroce antisemitismo dell'epoca, dal momento che il militare era di origine ebraica. Polanski, ispirandosi al libro di Robert Harris L'ufficiale e la spia, relega il primo processo a Dreyfus (interpretato da Louis Garrel) ad alcuni flashback e si concentra sull'operato del colonnello Georges Picquart (un efficacissimo Jean Dujardin), il capo dello spionaggio militare che scoprì l'identità del vero traditore (Ferdinand Walsin Esterhazy) e lottò contro l'ottusità e l'omertà dei generali per riabilitare Dreyfus: il capitano venne sottoposto a un secondo processo, nuovamente condannato nonostante l'evidenza dei fatti, graziato e infine considerato finalmente innocente solo nel 1906.

Il film è una co-produzione franco-italiana, cui hanno partecipato anche Paolo Del Brocco e Luca Barbareschi (che ha un piccolo ruolo come attore). Progetto inseguito da anni, non è difficile immaginare quanto stesse a cuore a Polanski, che pur in circostanze decisamente differenti è sotto processo da oltre quattro decenni. Alla faccia dei suoi 86 anni, il regista ha saputo aggiungere alla sua straordinaria filmografia un dramma storico rigoroso e magistrale, di grande ambizione. L'ufficiale e la spia scorre lineare nella prima parte, dove Polanski dirige in sottrazione, senza manierismi o fronzoli, imbastendo un racconto essenziale che mira a una millimetrica ricostruzione dei fatti. 

Poi, a partire dal celebre articolo di Emile Zola che inchiodò i leader dell'esercito responsabili dell'ingiusta condanna, la pellicola compie un balzo e alza il ritmo e la tensione, ben accompagnati dalle intense musiche di Alexandre Desplat. Incalzante e grandioso, il racconto di una pagina vergognosa della Storia si fa cinema assoluto, umanista, emozionante. E Polanski, che aveva convinto poco la critica con il precedente Quello che non so di lei, dimostra di essere ancora in forma smagliante. Semplicemente, il più grande regista europeo vivente. Il cast comprende anche Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric e Vincent Perez, con un piccolissimo cameo dello stesso regista. 

Voto: 3/4

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