Interviste

IL CALENDARIO DI NOVEMBRE 2019

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Scorsese, Polanski, Allen: cosa chiedere di più a questo calendario delle uscite in sala di novembre? Un mese ricchissimo, che vede anche il ritorno di Ken Loach, di Frozen, l'arrivo della Palma d'Oro Parasite e di un atteso film d'animazione italiano come La famosa invasione degli orsi. Senza dimenticare che anche gli attori possono tirare fuori doti da regista, come dimostrano i casi di Edward Norton, Casey Affleck e Marco Bocci. Di seguito, tutte le uscite del mese.
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I fan di Downton Abbey hanno accolto con gioia la notizia di un film tratto dalla sontuosa serie britannica creata da Julian Fellowes: un'occasione imperdibile per rivedere, stavolta su grande schermo, i conti britannici di Grantham e i loro servitori, protagonisti di una delle produzioni più amate degli ultimi anni e conclusasi nel 2015 dopo sei stagioni. Ed è proprio a loro che si rivolge la la pellicola diretta da Michael Engler (già regista di alcuni episodi della serie), in sala dopo il passaggio in anteprima italiana alla Festa del cinema di Roma. Perché, più che un film vero e proprio, ci troviamo di fronte a un macro-episodio allungato, confezionato a uso e consumo del suo pubblico.

Downton Abbey riunisce per un'ultima (?) volta l'ampio cast della serie, da Michelle Dockery e Elizabeth McGovern, passando per la sublime Maggie Smith (che nei panni della divinamente sprezzante Lady Violet si conferma ancora una volta l'icona assoluta della storia) e con l'aggiunta di una new entry succosa quale Imelda Staunton. Il la che dà il via alla trama è il passaggio del Re e della Regina a Downton, che crea non poco scompiglio a casa Crawley e suscita soprattutto le reazioni della servitù, costretta a mettersi da parte per far posto allo staff dei monarchi. Mentre i domestici preparano una "rivoluzione" segreta per far valere il proprio onore, la visita porta con sé novità e tensioni per gli altri personaggi, mentre la maestosa residenza dello Yorshire resiste inesorabile e indifferente al passare del tempo e all'incedere di una nuova era.

Come si diceva, il film di Engler è una chicca irresistibile per chi ha amato la serie, un'opportunità per rivivere le atmosfere eleganti e patinate di quella pagina suadente del primo Novecento inglese. Ambientazione, costumi, ricostruzione d'epoca: tutto è semplicemente perfetto, tutto studiato nei minimi particolari per offrire un ritratto che si offre generosamente nella cura degli abiti, degli accessori, dei mobili e di ogni singolo dettaglio.

Al di là di questa imponente magnificenza e delle battute sferzanti di Lady Violet, Downton Abbey resta imbrigliato nei medesimi difetti che limitavano la serie (dopo le prime, splendide, stagioni) e che vengono amplificati nella struttura forzatamente chiusa e ridotta di una pellicola di due ore: il ritmo scorre veloce, ma l'approfondimento dei personaggi resta bloccato da una superficialità e da un manierismo leccati e spesso inconsistenti. Molti dei protagonisti, anzi, sacrificati dal minutaggio, si riducono a mere comparse e il tentativo di dare spazio a varie sottostorie si riduce a un pot-purri con poca anima e privo di autentico vigore, che poteva risultare interessante come episodio collocato all'interno della serie, ma isi rivela insufficiente per il grande schermo.

Anche senza contare che chi non ha visto la serie fatica a comprendere e affezionarsi a storie e personaggi appena abbozzati, da Downton Abbey era giusto attendersi di più, magari un rimescolamento delle carte nelle dinamiche tra i protagonisti o un tentativo di confezionare un prodotto che fosse all'altezza di un formato - il mèlo british - che in passato ha offerto grandi esempi, da Quel che resta del giorno a Gosford Park. Resta una confezione impeccabile e il fascino di un viaggio temporale in un'epoca sfarzosa e rassicurante, ma onestamente è un po' troppo poco.

Voto: 2/4

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