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Dead-Dont-Die-Posters

A tre anni di distanza dal precedente, stupendo, Paterson (2016), il regista di culto Jim Jarmusch torna con la sua ultima stralunata commedia, che ha presentato in concorso al Festival di Cannes, come film d'apertura. Il cast è d’eccezione ma, come per tutti i lavori del cineasta statunitense, è la sostanza tematica e drammaturgica che lascia davvero il segno. I morti non muoiono vuole infatti essere una riflessione precisa e mirata sulla contemporaneità americana. In gioco c’è molta carne al fuoco, forse troppa: si passa dalla condizione climatica e ambientale sino all’influenza politica della classe dirigente, toccando anche l’apatia delle nuove generazioni e lo scollamento tecnologico.

Quello che purtroppo sembra essere il maggior difetto dell’operazione è un certo sentimento di anacronismo. Il film è infatti strutturato in maniera attempata, il guizzo, l’inventiva e l’originalità a cui Jarmusch ci ha da sempre abituati sono accantonati per lasciare spazio alla celebrazione di un sotto genere (quello legato agli zombie) qui ampiamente richiamato e coccolato. Bill Murray e Adam Driver funzionano bene insieme, così come risulta indimenticabile la presenza del personaggio di Tilda Swinton. Eppure è proprio nel suo sguardo più corale e collettivo che il film non riesce mai a sorprendere e ingranare la marcia adeguata.

Non bastano i camei (gratuiti?) di Tom Waits e Iggy Pop, non basta strappare qualche risata in merito alle nuove tendenze e alla fame degli zombie odierni (il wifi, il caffè, ecc.), non basta giocare con il metacinema per provare, parallelamente, a salvare un filone in via di estinzione e provocare il pubblico con i rimandi ai film dello stesso Jarmusch: I morti non muoiono è un progetto monco, al quale è doveroso richiedere di più, soprattutto considerando la mente geniale che lo ha partorito.

Voto: 2/4

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