Dumbo-2019

Dopo i live action de La Bella e la Bestia, Il Libro della giungla e il più recente Lo Schiaccianoci e i quattro Regni la Disney punta ancora su questa carta vincente, stavolta riavvolgendo il nastro fino agli anni ‘40 e facendo uscire dal cilindro Dumbo, affidandone la regia a Tim Burton, colui che ci ha incantati con magiche storie quali Edward mani di forbice, La Sposa Cadavere e Big Fish.

Se sicuramente Burton in passato ci ha affascinati, in questo caso no. Eravamo tutti in trepidante attesa per quest’ultima sua opera, tenendo in considerazione anche il grande cast che vi ha preso parte, da Danny DeVito (Big Fish, Qualcuno volò sul nido del cuculo) a Eva Green (The Dreamers, Dark Shadows) e Michael Keaton (Birdman, Beetlejuice), tutti attori che hanno già lavorato con il regista statunitense.

La sceneggiatura quindi c’è, così come un cast nutrito e un talentuoso regista; eppure qualcosa non fuziona. Sia ben chiaro, i 112 minuti di pellicola passano anche in fretta tra voli dell’elefantino, trucchi della computer grafica e dialoghi dalla lacrima facile, ma appunto niente si amalgama come dovrebbe. Molta carne viene messa sul fuoco, tante trame si intrecciano a quella del famoso elefantino dalle orecchie immense, come il dramma familiare di una famiglia che deve accettare un lutto, le difficoltà economiche che un capo circo deve fronteggiare o l’avidità di altri imprenditori richiamati dal facile guadagno. La magia del film d’animazione si perde in questa vera e propria nebulosa; persino la commovente canzone nominata agli Oscar dell'originale, Bimbo Mio, perde il suo tocco e viene cantata più per suscitare ricordi nei bambini, ora adulti, che per commuovere e far riflettere.

Nella pellicola permangono comunque idee interessanti, come le soggettive del piccolo pachiderma o il non aver voluto seguire pedissequamente il film d’animazione, l'aver in qualche modo tentato di staccarsi, volendo raccontare altro rispetto alla storia di Dumbo che la maggior parte di noi - se non tutti - conoscono. Oppure, l’interessante rimando alla sequenza degli elefanti rosa che forse ancora ci inquieta.

Fra attori un po’ macchiette, una trama che si inerpica cercando di snodare una matassa aggrovigliata e l'assenza di particolari scelte registiche degne di nota ci troviamo davanti a un’opera a metà: non è il film d’animazione, eppure ne porta il titolo, sembra non essere un film di Tim Burton eppure è proprio lui alla regia. Da colui che ci ha mostrato storie istrioniche, magiche, che hanno lasciato un solco nella nostra memoria tanto erano particolari e affascinanti, potevamo e dovevamo aspettarci molto di più.

Peccato.

Voto: 1,5/4

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.