Interviste

LE USCITE IN SALA DI APRILE 2019

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Aprile è un mese davvero denso di uscite in sala: il film più atteso dalla nostra redazione è Avengers: Endgame, capitolo conclusivo della saga Marvel sui Vendicatori, ma al cinema escono anche l'acclamato horror Noi di Jordan Peele, il ritorno di Nadine Labaki con Cafarnao e il reboot Hellboy di Neil Marshall. Insomma, ce n'è per tutti i gusti! Eccovi l'elenco completo dei titoli:
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“La mente è il proprio luogo e può in sé fare un Cielo dall'Inferno, un Inferno dal Cielo. Che cosa importa dove, se rimango me stesso?”. Salvezza dopo la caduta. Paradiso Perduto. Lo sceneggiatore iraniano P.B Shemran (alias Farhad Safinia), al suo esordio alla regia, gioca con Milton e i classici della letteratura inglese mentre dirige con maestria un film che mira a farsi epico, come epica è a tutti gli effetti la vicenda narrata. Adattamento dell’omonimo romanzo di S. Winchester, “Il professore e il pazzo” narra la storia vera della creazione dell’Oxford English Dictionary, un’impresa ambiziosa mai tentata prima, iniziata nel 1867 e proseguita per settant’anni. La pellicola si concentra sull’effettiva collaborazione tra l’eccentrico professore responsabile del progetto (Mel Gibson) e un ex chirurgo dell’esercito americano, altrettanto eccentrico: il dottor Minor (Sean Penn), rinchiuso in un manicomio criminale per via della sua instabilità mentale.

Fil rouge dell’intera produzione è la parola, in grado di trasformare il buio in luce e la belva in uomo. Il professor Murray, in grado di citare con disinvoltura da qualsiasi opera letteraria, si fa cacciatore di parole e nella caccia si imbatte in un uomo, affetto da schizofrenia, che legge per continuare a vivere.

Non esistono mezze misure, a Shemran piacciono i contrasti. Tra illuminazione e oscurità, tra follia e lucidità e tra colpa e innocenza. Il regista alterna infatti scene di vita quotidiana che richiamano lo spettatore al confronto tra la cruda vita all’interno del manicomio e quella al di fuori, ma anche tra la famiglia unita e medio-borghese del professore e quella altrettanto numerosa ma molto povera di Miss Merrett (Natalie Dormer), vedova dell’uomo che Minor ha ucciso per errore.

Un’operazione a tratti ridondante ma efficace nel momento in cui il confronto diviene incontro e l’uomo che credevamo colpevole si rivela un mago delle parole capace di solidarietà.

Certo, una redenzione assoluta non è possibile, per quanto la narrazione si sforzi di farcelo credere azzardando una storia d’amore (inverosimile e grottesca) tra la vedova Merrett e l’omicida del marito.

Sicuramente Shemran punta alto, conferendo a un film di ambientazione ottocentesca, oltre a un ritmo incalzante e a una grande tensione narrativa, un linguaggio e un tono contemporaneo. Murray è l’uomo che si pone solo contro tutti, uno Steve Jobs ante-litteram. La scelta è sicuramente stimolante, anche se nell’epicizzare il proprio personaggio il regista non lesina frasi fatte e momenti familiari di retorica un po’ spicciola, accanto a scene, quali l’intercessione presso il primo ministro Churchill che, oltre ad affrettare il finale, sconfinano nell’esasperazione.

Ciò che lo spettatore si sarebbe aspettato invece è un’analisi maggiore del personaggio brillantemente interpretato da Sean Penn, di certo il più interessante: il passato dell’uomo viene raccontato attraverso pochi e scarni flashback, per cui il mistero del “folle con una mente straordinaria” rimane precluso. Nel complesso comunque l’operazione riesce e l’ambiguità del co-protagonista, un po’ Dottor Jekyll, un po’ Mr. Hyde, contribuisce al fascino della narrazione. Al centro allora non è più la parola ma, nelle figure di un professore e un pazzo, quanto più diversi tanto più simili, l’intera umanità, che si evolve come la lingua e resta impenetrabile.

Approved. Approvato. Come la parola del dizionario che ha consentito l’incontro tra due uomini straordinari.

Voto: 3/4

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IL SUPERPAGELLONE DI MARZO 2019

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