casa-di-Jack

Lars è tornato! Come noto Von Trier era stato bandito dal festival di Cannes nel 2011 a seguito di alcune dichiarazioni giudicate filonaziste. Dopo una trattativa, però, gli è stato concesso di presentare un film fuori concorso al medesimo festival nell’edizione del 2018. Ora anche in Italia arriva la sua opera d’arte, un suo autoritratto fatto di sangue. La casa di Jack è infatti un capolavoro, un film che riesce ad essere intimo e sarcastico allo stesso tempo, sadico e meravigliosamente violento. Nelle nostre sale viene distribuito in due diverse versioni: in italiano, con il taglio dei dettagli più violenti, e in lingua originale, senza censure. Da notare che entrambe le edizioni sono vietate ai minori di 18 anni.

La storia si svolge nell’arco di 12 anni. Ha inizio nel 1970 nello stato di Washington, Stati Uniti d’America, e narra le vicende di Jack, un uomo brutale ed estremamente intelligente, un ingegnere, psicopatico e con tendenza ossessivo-compulsive. Jack è un serial killer e considera l’omicidio come un’opera d’arte. Deve, ogni volta, raggiungere la perfezione. Il protagonista Matt Dillon, in una delle sue migliori interpretazioni, è impressionante in ogni episodio del film, che è appunto strutturato in 5 capitoli, cinque omicidi che il nostro brillante Jack chiama “incidenti”.

Nel suo scorrere, il film entra sempre più profondamente nell’inconscio oscuro dell’anima di Jack, si scoprono così le sue debolezze e le sue contraddizioni, il suo sadismo filosofico e tutti i suoi pensieri attraverso una strana conversazione con un uomo, Verge (interpretato da Bruno Ganz, tra l’altro recentemente scomparso), una sorta di Virgilio che, per l’appunto, accompagna Jack nella strada verso l’inferno.

Lars Von Trier dirige il film in modo che venga letto come una sorta di lunga riflessione sul male e sull’inferno in terra, sulla malvagità della vita che è priva di anima.

Evidente è inoltre il modo in cui il regista descrive se stesso attraverso un film che spiega la sua visione del cinema. Esercita la sua arte e nel mentre la spiega. Un’opera che colpisce in maniera diretta, priva di moralità estetica e narcisistica.

Favoloso!

Un film, o se vogliamo un’esperienza, con dei “difetti perfetti”, di altissimo livello artistico, che manca nella produzione cinematografica odierna e che porta qualcosa di nuovo. Un ritratto a 360° che parte dal regista e si riversa in un architetto criminale in viaggio verso l’inferno.

Voto: 4/4

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