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Dopo un’accoglienza calorosa da parte del pubblico statunitense – meno entusiastica quella dell’Academy, che per quest’anno non ha voluto dispensargli nomination – l’immortale, adorabile eretico Clint Eastwood torna nelle sale italiane con Il Corriere - The Mule, ispirato a una storia vera riportata in un articolo del New York Times.

Earl Stone (interpretato da Eastwood in persona, che alla sua veneranda età buca ancora lo schermo coi suoi primi piani) è un arzillo floricoltore sulla soglia dei 90 anni. Estraniato dalla famiglia e alle prese col fallimento della sua azienda, accetta un incarico come corriere della droga per il cartello messicano di Sinaloa. Ben presto si farà conoscere ai vertici dell’organizzazione e dovrà fare i conti con l’agente della DEA Colin Bates (Bradley Cooper). Insomma, nelle parole di Pete Davidson, comico del Saturday Night Live, “un film di supereroi per anziani”. 

Sulle prime, alcuni dialoghi appaiono costruiti ad hoc per andare contro al gusto ossessivo per il politically correct che imperversa negli ultimi tempi. D’altronde, Eastwood è un conservatore fatto e finito, tanto che non ci sorprende aleggi per tutto il film un sentore di religione della famiglia (con Taissa Farmiga piuttosto insipida nei panni della nipote e Dianne Wiest, l’ex moglie, all’inizio non memorabile, poi in netta ripresa). Degno di nota, in questo senso, anche il fatto che la frase “voi giovani avete sempre in mano il cellulare” venga pronunciata fra le 10 e le 15 volte in due ore scarse di pellicola. Eppure, scavando più a fondo, anche se il lessico rimane grezzo, si intravede un tentativo genuino di tendere una mano a posizioni più progressiste per trovare un punto di contatto a metà strada. 

Clint e Earl sono piuttosto simili: hanno una semplicità cruda che nasconde convinzioni radicate e profonde, se ne fregano dell’opinione degli altri e vivono la vita secondo le proprie leggi. Alla fin fine quindi, se anche gli scivoloni non mancano e i livelli di tensione rimangono bassi, il fascino combinato del personaggio e dell’uomo che lo interpreta ammalia, rattoppa e restituisce unità e scorrevolezza all’insieme, con un aiuto solido dato dalla colonna sonora di Arturo Sandoval. 

Quello che su carta si presenterebbe come un thriller, in definitiva, riesce a restituire uno spaccato di società americana dai valori collassati e a ricavarsi anche una nicchia per ricordare l’importanza degli affetti in mezzo al caos della quotidianità.

Un prodotto trasparente, disarmante, pulito. 

Voto: 3/4

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