Interviste

IL CALENDARIO DI OTTOBRE 2019

ottobre-2019
 
 
Ricchissimo il calendario di ottobre delle uscite cinematografiche, a partire dall'attesissimo Joker, recente Leone d'Oro a Venezia. Questo mese escono però anche Le verità di Hirokazu Kore-Eda, lo spin off de Il grande LebowskiThe Jesus Rolls - Quintana è tornato di John Turturro, il nuovo Terminator, e interessanti opere italiane come il nuovo thriller di Donato Carrisi (con Toni Servillo e Dustin Hoffman) e l'ultima pellicola di Salvatores.
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In tempi in cui il black power e la questione della minoranza di colore sono centrali nel cinema di Hollywood, si è conquistato un posto tra i film più acclamati dell'anno Green Book, candidato a 5 premi Oscar e vincitore di 3 Golden Globe. Curioso che in cabina di regia non ci sia uno dei registi afroamericani emergenti, ma Peter Farrelly, metà del duo di fratelli re della comicità demenziale Usa (da Scemo & più scemo Tutti pazzi per Mary), che qui dirige in solitaria e cambia del tutto genere. La storia, straordinaria perché vera, è quella di un'amicizia speciale, nata tra Tony Vallelonga, soprannominato Tony Lip (Viggo Mortensen), buttafuori italo-americano del Bronx, e Don Shirley (Mahershala Ali), raffinato pianista nero che lo assunse come autista per un tour nel Profondo Sud degli Usa, razzista e segregazionista, nel 1962.

Per la cronaca, Tony Lip (nato da genitori calabresi e morto nel 2013) in seguito diventò attore, ed è noto principalmente per il ruolo del boss Carmine Lupertazzi nella serie tv I Soprano, ma ha recitato anche in film come Il padrino, L'anno del dragone, Quei bravi ragazzi, Donnie Brasco. Suo figlio Nick Vallelonga, attore e regista, ha voluto raccontare la storia dell'amicizia tra il padre e Shirley ma anche l'amore tra i suoi genitori (la madre Dolores è interpretata da Linda Cardellini), curando la sceneggiatura insieme a Farrelly e a Brian Currie.

Pur calandosi nei canoni del cinema progressista "acchiappa-Oscar", Green Book rifugge agli eccessi di retorica su un tema abusato (a dispetto di chi lo ha apostrofato come una semplice riedizione ribaltata di A spasso con Daisy), e in virtù di uno script notevole si configura come un mix tra comedy e drama che attraverso toni leggeri scava in una vergognosa pagina della storia americana. Solida e capace, con stilemi da cinema classico americano al 100%, la mano registica di Farrelly si muove tra le tappe di un road movie da New York all'Alabama, al servizio di dialoghi frizzanti e dell'interpretazione straordinaria di Mortensen e Ali, bravissimi a calibrare e a costruire l'intesa che, dopo l'iniziale ritrosia e i pregiudizi reciproci, nasce a poco a poco tra due caratteri diametralmente opposti.

Perché Green Book non s'incentra solo sulla lotta della minoranza nera per ottenere gli stessi diritti dei bianchi, ma anche e soprattutto sull'accettazione della propria identità e il miglioramento di se stessi. La rude genuinità del Tony di un Mortensen eccezionalmente mimetico oltre la macchietta (da notare il suo impeccabile italiano) è così complementare all'eleganza dello Shirley di Ali, black artist sui generis, a sottolineare, senza enfasi, come la diversità culturale sia la vera ricchezza dell'America. Il titolo fa riferimento al The Negro Motorist Green Book, celebre guida turistica che tra il 1936 al 1966 offriva ai viaggiatori informazioni su alberghi e ristoranti in cui gli afroamericani erano accettati.

Voto: 2,5/4

 

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