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Con Attenti al gorilla, in sala a partire dal 10 gennaio, Luca Miniero torna dietro alla macchina da presa dopo il flop di Sono tornato (2018). Paolo (Frank Matano) è un avvocato fallito in procinto di divorziare da Manuela (Cristiana Capotondi), che decide di fare causa allo zoo della sua città perchè venga liberato un gorilla sofferente (voce di Claudio Bisio) e finisce per doverlo tenere in casa con sé.

Inutile sparare sulla croce rossa: sarebbe iniquo giudicare seriosamente un prodotto che nasce per ricalcare il solco della comicità facilona che Matano ha iniziato a scavare nel lontano 2009, pubblicando i suoi primi video su Youtube.

Con la grazia del super partes, bisogna comunque constatare che buona parte delle battute fatica a prendere il volo. Le gag sul gorilla, che si presuppone avrebbero dovuto fungere da solido filo conduttore della pellicola, risultano fiacche e scarne, a tratti incoerenti e generalmente poco efficaci. Un intento animalista accennato viene subito messo da parte, così come il sottotesto politico, lanciato nel mischione con un “italiani, vogliono mandare in Africa chiunque tranne chi vorrebbe andarci davvero” proferito dal gorilla e poi abbandonato di colpo.

In mezzo alla confusione degli intenti, spicca qualche tentativo di reimpastare cliché e stereotipi per tirarne fuori qualcosa di diverso dalla narrazione tradizionale, benchè l’utilizzo di personaggi-macchiette – il single incapace di autogestirsi, l’estetista sempliciotta (una particolarmente monodimensionale Diana del Bufalo), la ex isterica – depotenzi l'esperimento.

Un peccato che un intreccio tutto sommato fuori dagli schemi faccia coppia con una sceneggiatura traballante e stanca, appoggiata mollemente alla convinzione che per soddisfare la sete di cinema delle famiglie italiane sia sufficiente tirare fuori un bozzetto scarabocchiato farcito di dinamiche familiari fuori dal comune, un eroe improbabile e qualche freddura.

Quantomeno i continui cambi di direzione e tono tengono alta l’attenzione: il risultato finale vede commedia, film d’azione e pellicola coming of age stipati stretti stretti in 95 minuti che corrono via veloci, senza infamia e senza lode. Ampiamente dimenticabile, ma si poteva fare di peggio.

Voto: 1,5/4

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