vice

Dick Cheney (Christian Bale) è un operaio elettrico del Wyoming che dopo aver deciso di svoltare la sua vita nell'accademia militare, inizia ad addentrarsi nel tessuto del potere politico e governativo degli Stati Uniti, all'inizio degli anni '70. Con il supporto della moglie Lynne (Amy Adams) e con l'aiuto del mentore Donald Rumsfeld (Steve Carell), Cheney inizia una scalata politica che lo porterà a lavorare per l'amministrazione Nixon, a essere Capo dello Staff sotto il Presidente Ford e diventare prima Segretario della Difesa di Bush Senior e poi Vicepresidente sotto la presidenza di George W. Bush (Sam Rockwell), attraversando da protagonista quasi mezzo secolo di storia americana.

Dopo l'Oscar alla miglior sceneggiatura non originale ottenuto nel 2015 con La Grande Scommessa, Adam McKay torna dietro la macchina da presa per Vice – L'uomo nell'ombra, biopic basato sulla vita e sulla carriera della figura politica di Dick Cheney, che dal 2001 al 2009 è stato uno degli uomini di potere più influenti al mondo e ha determinato parecchie scelte della storia americana recente, dalla gestione dell'11 settembre alla decisione di invadere l'Iraq e l'Afghanistan. Il film è stato candidato a 6 Golden Globe ta cui Miglior Film, Miglior Sceneggiatura, Miglior Regista, Miglior Attore (Christian Bale), Miglior Attrice non protagonista (Amy Adams) e Miglior Attore non protagonista (Sam Rockwell).

Vice si apre e si chiude più o meno con la stessa sequenza, o almeno con lo stesso tenore dell'immagine. L'incipit mostra le immagini tv di repertorio del crollo delle Torri Gemelle e la conseguente reazione dello Stato Maggiore americano alla crisi che fa capo a Cheney. Il finale vede lo stesso Cheney, intervistato da un'emittente televisiva, che si giustifica delle sue azioni (e dell'America) dopo la tragedia e dopo aver iniziato la guerra al terrorismo islamico.

Già dall'inizio/fine di Vice Adam McKay ripropone lo stile e l'atmosfera de La grande scommessa: racconta una crisi, una disfatta personale e pubblica, alternando un tono satirico e beffardo a uno più malinconico e realista. Se La grande scommessa quasi sbeffeggiava l'arrivo dell'apocalisse economica che sarebbe venuta nel 2008, Vice racconta con ironia inquietante la storia di un uomo e il crollo dei suoi ideali.

Per il resto Vice si presenta e si svolge in maniera più convenzionale di quanto non sembri: seppur ci sia l'ambizione di raccontare cinquant'anni di storia americana tramite la biografia di una singola personalità politica, il film non rifugge dagli stilemi più ovvi del genere, narrando con alto mestiere di messa in scena tra un immaginario ricostruito e documenti di repertorio, con un ottimo cast (comandato dal mimetico Christian Bale), una sorta di dietro le quinte, di backstage dei sotterfugi del potere.

Vice (nel titolo uno strano contrasto tra il termine politico "vice" e vice inteso come "vizio") rappresenta l'ambizione di controllo di Cheney, nella corsa alla scalata alla storia americana per diventare qualcuno. Ma il film non esce da un seminato narrativo che fatica a trascinarsi, tra un ennesimo trattato sulle contraddizioni sempiterne dell'America e un racconto ancora più didascalico sull'ascesa e la caduta del protagonista e sulla filosofia del fine che giustifica i mezzi.

La sceneggiatura è serrata in un fiume di dialoghi ma la struttura rimane prevedibile e sempre in bilico tra una black comedy dal tagliente cinismo satirico e un racconto più schematico che alterna il dramma e la commedia senza però stupire e affascinare. Si fatica ad entrare in una vicenda raccontata forse in un modo già visto, con uno sguardo e un modalità di scrittura di un biopic su un uomo che sussurrava al potere ma che rimane freddo e poco incisivo.

Voto: 2/4

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