coldwar

Pawel Pawlikowski, dopo Ida (premio Oscar 2015), torna a girare in un magnifico bianco e nero la storia di un amore tormentato e impossibile. Film profondamente intimo e autobiografico (s’ispira liberamente alla complicata storia d’amore dei genitori del regista), sceneggiato dunque da Pawlikowski stesso in collaborazione con Janusz Glowacki e Piotr Borkowski, è stato premiato al Festival di Cannes 2018 per la Miglior Regia, è il candidato della Polonia agli Oscar e ha conquistato 5 European Film Awards (tra cui quello come miglior film).

La storia è ambientata tra la Polonia staliniana, la Yugoslavia e Parigi, negli anni della guerra fredda, per l’appunto. I carismatici protagonisti sono Wictor (Tomasz Kot), musicista e spirito libero, e Zula (Joanna Kulig), sfrontata cantante arruolata nelle file del regime, che si prendono e si lasciano per un decennio circa, subendo in un primo tempo la guerra fredda, a cui presto si sovrappone però una guerra più intima, giocata all’interno della loro sofferta storia d’amore.

La magnificenza e il forte impatto visivo di questo classico senza tempo s’impongono, paradossalmente, proprio grazie ad una regia asciutta, che gioca sulla sottrazione e sui salti temporali ellittici, senza perdersi in inutili spiegazioni. Pawlikoski riesce così a dar vita a un dramma elegante e raffinato, visivamente potente e dinamico, in cui alterna la staticità di patinate cartoline in bianco e nero (formato quasi quadrato e fotografia di Lucasz Zal) a vivaci movimenti di macchina che inseguono le alterne e burrascose vicende dei due amanti. Altra determinante e affascinante protagonista è la musica, che nel film accompagna la storia d’amore nelle differenti fasi e stati d’animo: per cui dalla genuina fase iniziale (musica folk polacca), poi appiattita e strumentalizzata dalla propaganda politica, si passa al jazz, vietatissimo dal regime e amato da Wictor, simbolo dei conflitti della guerra fredda e di quelli oramai insormontabili tra i due. Le tematiche dell’amore impossibile, sulla scia di “né con te né senza di te” (La signora della porta accanto, Francois Truffaut, 1981), qui assumono una valenza ineluttabilmente agro-dolce: “l’amore è amore, punto e basta”.

Voto: 3/4

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