roma

Arriva in sala per soli tre giorni prima di sbarcare su Netflix, il film di Alfonso Cuaron vncitore del Leone d'Oro all'ultima Mostra del cinema di Venezia. Al netto delle infinite discussioni sulla guerra tra sale e piattaforme di streaming, ci sentiamo di consigliare la visione di Roma sul grande schermo, ideale per godere della straordinaria grandiosità visiva del film più personale del cineasta.

Non tragga in inganno il titolo, dal momento che Roma è un noto quartiere di Città del Messico e la pellicola, ispirata all'infanzia dello stesso Cuaron, racconta una porzione di storia della sua famiglia, vissuta dal punto di vista della bambinaia che ha il volto della bravissima (non professionista) Yalitza Aparicio. Il regista torna insomma letteralmente alle origini, nel cuore della sua Nazione (cinematograficamente "abbandonata" dopo Y tu mamá también per lasciar posto a una fortunata carriera internazionale) e del suo vissuto personale, raccontando le vicissitudini di Cleo, domestica india, e di un nucleo famigliare borghese (padre assente, madre e quattro figli) nel Messico del 1970-71.

Splendido resoconto intimista qua e là arricchito da squarci dirompenti di Storia, come il massacro di Corpus Christi del 10 giugno 1971, Roma è un tassello prezioso nella filmografia di un autore eclettico e nella cinematografia nazionale, magistralmente calato in un bianconero abbacinante - ma non manierista - grazie alla superba fotografia curata dallo stesso Cuaron dopo l'abbandono forzato dal progetto dell'amico Emmanuel Lubezki.

Poetico e carnale al tempo stesso, il filmè un viaggio nel passato emozionante eppure mai nostalgico o pretenzioso, sorprendentemente reale nella ricostruzione d'epoca e capace di alternare sequenze di crudo realismo (quella del parto è uno dei pugni allo stomaco più forti del cinema recente) a un lirismo visivo da grande cinema. Inquadrature suggestive si accompagnano a vibranti piani sequenza, vero e proprio marchio di fabbrica di Cuaron, che racconta con sguardo partecipe il classismo, le divisioni sociali e i molti volti del suo Paese, andando però oltre e regalando un rigoroso e potente affresco un po' neorealista e un po' proustiano, pervaso da un umanesimo intenso e verace.

Voto: 3,5/4

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