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Se in Piccoli brividi 2 appare soltanto alla fine, Jack Black si conferma l'attore perfetto per il cinema fantasy per ragazzi con una parte ben più preponderante in Il mistero della casa del tempo, inedita incursione del re dello splatter Eli Roth tra i prodotti per famiglie. La pellicola, presentata in anteprima alla Festa del cinema di Roma, è tratta dal romanzo La pendola magica (1973) di John Bellairs e racconta la storia dell'orfanio decenne Lewis (Owen Vaccaro), adottato dallo zio Jonathan (Black) dopo la morte dei genitori. Una volta trasferitosi nella grande e inquietante casa dello stravagante parente, il bambino non tarderà a scoprire che sia lui che la vicina di casa Florence Zimmerman (Cate Blanchett) sono due potenti maghi, decisi a scoprire il mistero dietro il ticchettio di un orologio nascosto tra le mura della magione da un malvagio stregone (Kyle MacLachlan).

L'idea di vedere il regista di noti horror come Hostel, Cabin Fever Green Inferno alle prese con un genere lontanissimo dalle sue corde era decisamente intrigante, nella speranza di assistere a un fantasy anomalo e magari politicamente scorretto. Le aspettative, però, vanno rapidamente a infrangersi di fronte a un'opera di sostanziale convenzionalità, priva di spunti originali o di guizzi narrativi. Pur calato tra scenografie affascinanti e un sapore vintage suggerito da un'ambientazione nell'America di provincia anni Cinquanta, Il mistero della casa del tempo è un film appositamente studiato per un pubblico di ragazzi, una rivisitazione del genere maghi&maghetti sulla scia di Harry Potter senza strizzatine d'occhio agli adulti né vezzi autoriali o sottotesti che avrebbero potuto regalare maggior spessore a una storia già vista e rivista.

Il classico (e ritrito) tema dell'orfano alle prese con l'elaborazione del lutto e la scoperta di una nuova vita e un mondo fantastico è l'idea di base che non viene indagata con la giusta profondità. Anche quando la narrazione tenta di affrontare argomenti delicati e complessi (i traumi della guerra, la maternità, la perdita dei propri cari, le difficoltà della preadolescenza) lo fa in modo superficiale e raffazzonato. Il film non decolla mai veramente e precipita spesso nel ridicolo, regalando solo pochi brividi e personaggi incastrati nei propri cliché. Se la Blanchett è ridotta a una stereotipata copia di Mary Poppins, appare sprecato MacLachlan nei panni di un villain di cui sarebbe stato interessante esplorare la personalità e le motivazioni dietro l'apocalittica perfidia. 

Voto: 2/4

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