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La black comedy è un sottogenere poco affrontato nei territori del nostro cinema, ancora incline a ripetere con infinite variazioni gli stilemi della commedia classica. E non è forse un caso che Denis Rabaglia, regista di Un nemico che ti vuole bene (presentato in anteprima in Piazza Grande al Festival di Locarno) sia svizzero, benché di origini italiane. Il plot di uno dei film in teoria più interessanti della nuova stagione nostrana è infatti curiosamente internazionale (e tratto da un racconto di Krzysztof Zanussi): un giovane killer professionista (Antonio Folletto) viene soccorso nel corso di una notte di pioggia da un astrofisico incontrato per caso (Diego Abatantuono), che come in un film action gli cura una ferita d'arma da fuoco salvandogli la vita. Il ragazzo sparisce, ma ricompare poco dopo nella vita del professore sconvolgendola totalmente: l'intento è pagare il suo debito di riconoscenza, assassinando in cambio uno dei suoi nemici, tra rivali professionali e membri di una famiglia allargata sui generis.

L'idea di partenza è decisamente ghiotta e l'intento del film sembra essere quello di osservare le principali istituzioni sociali (la famiglia, il mondo universitario)  con sarcasmo e da un punto di vista amorale, con l'immissione di un elemento estraneo (l'omicida su commissione) che ne rivela tutta la falsità, l'ipocrisia, la corruzione. Per un po', il gioco funziona, soprattutto per merito di un cast di prim'ordine: un ottimo Abatantuono, misurato e in sottrazione, è affiancato dal lanciatissimo Folletto e da un cast che comprende Sandra Milo, Antonio Catania, Ugo Conti, Massimo Ghini e Roberto Ciufoli.

Ben presto, però, la pellicola inizia ad arrancare e non riesce ad affermarsi realmente come la commedia nera sofisticata e crudele che vorrebbe essere. La sceneggiatura s'inceppa in diverse occasioni, i "parenti serpenti" non appaiono sufficientemente come tali (e che nemici sono, allora?), tutto viene banalizzato. E si arriva a un finale confuso e inutilmente moralista che guasta l'intera opera. Restano le buone interpretazioni e le splendide location in Puglia e Svizzera, chiaramente al servizio delle rispettive film commission locali. La delusione di fronte a un prodotto che poteva rappresentare un oggetto anomalo e coraggioso, però, è tanta.

Voto: 1,5/4

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