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La storia di Mary Wollstonecraft Godwin (Elle Fanning), autrice del romanzo Frankenstein, e della sua relazione con il poeta Percy Shelley (Douglas Booth). Un sentimento legato dal progresso e talmente forte da far decidere alla ragazza, insieme al giovane scrittore, di fuggire da ostacoli imposti da una famiglia non capace di accettare un amore reciproco. Un viaggio anche alla ricerca della creazione di una propria identità, in cui la diciottenne sarà costretta ad affrontare svariate prove, tra le quali quella di salvare la sua figura di scrittrice nei confronti di una società ancora non pronta ad accoglierla nell’Olimpo dei letterati.

L'avvincente storia della giovanissima donna è raccontata attraverso lo sguardo e il punto di vista di Haifaa Al-Mansour, regista originaria dell’Arabia Saudita, vista già dietro la macchina da presa nel 2012 con il film La bicicletta verde. La saudita, insieme a Emma Jensen, cura anche la sceneggiatrice di una pellicola che porta ad accomunare la vita vissuta dalla regista con il personaggio di Mary Shelley, per la lotta nel dare voce a un personaggio femminile in una società prevalentemente maschile, tanto da definire azzeccata la scelta di affidare proprio alla Haifaa la regia del lungometraggio.

Un racconto fatto di alti e bassi, in una storia incentrata principalmente sulla sofferenza e sulla difficoltà adolescenziale di una ragazza che lotta per cercare di creare una sua solida identità per difendere il lavoro svolto, senza però mai cercare di dare peso o esaltare il lato gotico e misterioso che hanno sempre avvolto la londinese nel momento della composizione del romanzo e durante la storia d’amore vissuta con l'amato Percy. Nei panni della protagonista troviamo Elle Fanning capace di interpretare il personaggio della Shelley in maniera sempre umile e composta, senza però mai eccellere.

Dopo una prima parte incentrata principalmente sulla fuga di due innamorati come gesto di ribellione, per il non sottostare alle regole dettate dalla famiglia della ragazza, la parte centrale vive di momenti che, purtroppo, si dilungano nel focalizzarsi maggiormente sulla sfida della diciottenne ai tanti preconcetti contro l'emancipazione femminile e sull’importante soggiorno della coppia nei pressi di Ginevra, presso la dimora di Lord Byron (interpretato da Tom Sturridge). Una tappa importante nella vita della Shelley, ma non abbastanza da prevedere una lunga sequenza in un lungometraggio della durata di circa cento minuti.

Soltanto nel finale il film prova ad alzare la voce, riuscendoci solo parzialmente, nel raccontare la realizzazione e la storia che hanno portato alla riuscita di Frankenstein. Un grosso peccato, se si pensa l’importanza che il romanzo ha rappresentato nella corso della vita della scrittrice. In un contesto in cui a emergere, a conti fatti, sono gli amori adolescenziali a scapito della poetica di un’opera tale da considerarsi un vero capolavoro letterario. Non è riuscita totalmente la visione di un personaggio, sì difficile nel suo insieme, ma che avrebbe meritato un epilogo più in linea con quanto ha rappresentato.

Voto: 2/4

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