Mr-Long

Unico film giapponese presentato in concorso al Festival di Berlino 2017, arriva ora in Italia (dal 29 agosto) Mr. Long, di Sabu. Mr Long (Chang Chen) è un assassino di Taiwan che lavora su commissione: tanto spietato con il coltello quanto abile nella nobile arte della cucina, finirà in Giappone per portare a termine uno dei suoi incarichi. Qualcosa va storto e, ferito, Mr Long sarà costretto a nascondersi in un sobborgo degradato, dove conoscerà Jun (Runyin Bai), sua madre tossicodipendente Lily (Yiti Yao) e una tragicomica comunità di abitanti del luogo. Entusiasti di accogliere tra le loro fila quello che a tutti gli effetti sembra essere uno straordinario cuoco dal fascino esotico, gli abitanti del luogo troveranno ben presto l’idea: costruire per Mr Long una bancarella ambulante di noodles taiwanesi. Sembra prospettarsi in questo modo una vita alternativa per il sicario, ma le difficoltà non tarderanno ad arrivare.

Le scene iniziali sono degne del migliore cinema autoriale giapponese: l’estetica ricercata, la costruzione accurata di ogni singola inquadratura e un utilizzo sfrontato di alcuni suoni all’interno della colonna sonora, restituiscono allo spettatore un primo approccio alla pellicola magnetico e promettente. Prologo eccellente che finisce ben presto con l’essere diluito all’interno di un intreccio narrativo sostanzialmente debole e di un finale tutto sommato prevedibile.

Dopo le prime sequenze diviene subito evidente come l’intero film graviti attorno alla straordinaria fisicità dell’attore protagonista, Chang Chen, calcolo certamente non privo di una sua legittimazione ma certamente insufficiente a condurre lo spettatore nelle due ore di visione del film. Stando a un’intervista rilasciata da Sabu, infatti, all’origine del progetto di questo film vi sarebbe proprio l’incontro con l’attore: “Il fascino di Chang Chen è stato un’importante ispirazione per questo film”.

Diversi i riferimenti all’immaginario del cinema giapponese contemporaneo: dal personaggio antagonista di Kenji (Sho Aoyagi), che rievoca Ichi the Killer (Tadanobu Asano), ai richiami più o meno espliciti a L'estate di kikujiro di Takeshi Kitano e al bizzarro Tampopo di Jûzô Itami.

Un film che di ingredienti ne mescola tanti e diversi, forse troppi: dal dramma alla farsa, passando per l’action movie e il film romantico, dove, tuttavia, i toni più cupi – quelli certamente meglio riusciti a un’analisi complessiva del lavoro – sembrano essere introdotti in maniera esclusivamente funzionale ai fini di un insolito racconto di umanità e redenzione.

Voto: 2,5/4

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