lazzaro-felice

Nel bene e nel male, quello di Alice Rohrwacher (classe 1981), sorella minore di Alba, è uno dei nomi più interessanti all'interno del panorama cinematografico italiano contemporaneo. Un'autrice a tutto tondo, regista e sceneggiatrice, che ha il coraggio di gettare il cuore oltre l'ostacolo intraprendendo un percorso artistico coraggioso e per nulla accomodante, in cui è rintracciabile una sincera voglia di spingersi al di là delle logore convenzioni che invadono le filmografie di nomi ben più blasonati. Con tutti i rischi del caso. Dopo aver presentato il proprio esordio cinematografico, Corpo celeste (2011), alla Quinzaine des Réalisateurs ed essersi portata a casa il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2014 con Le meraviglie, Alice Rohrwacher è tornata sulla Croisette, in concorso, con Lazzaro felice, aggiudicandosi il Prix du scénario, ex aequo con Three Faces di Jafar Panahi. Un film spiazzante, di smisurata ambizione, che porta a compimento una poetica in cui il realismo magico diventa volano per un discorso molto più ampio, sospeso, rarefatto, a tratti barcollante.

Una sperduta comunità rurale abitata da una piccola comunità di braccianti è governata dalla Marchesa Alfonsina de Luna (Nicoletta Braschi), nota come "La regina delle sigarette". La severa padrona sfrutta senza scrupoli i lavoratori, i quali, lontano da ogni forma di cultura e contatto con la società che li circonda, vivono in totale armonia con la natura. Tra questi, si distingue Lazzaro (Adriano Tardiolo), giovane dall'animo gentile che dà tutto se stesso per gli altri. L'incontro con Tancredi (Luca Chikovani/Tommaso Ragno), figlio della Marchesa, sarà per il ragazzo l'inizio di una incredibile avventura.

Sostanzialmente diviso in due parti, collocate in due epoche differenti per restituire un discorso sulla contemporaneità preciso nelle intenzioni ma non sempre efficace nel risultato finale, il film si presenta come una parabola pasoliniana in cui gli attori, in gran parte non professionisti, si muovono in un contesto poetico connotato da allegorie e simbolismi spesso ingombranti, tra rimandi cristologici, riferimenti evangelici e ispirazioni francescane. Una favola che guarda a un cinema lontanissimo dalle mode, rischiando nella messa in scena e nel tentativo, spesso riuscito, di mettere la poesia in immagini attraverso una via di alto valore concettuale. Dopo una prima parte di alto livello, in cui le suggestioni metafisiche non mancano, si manifestano in maniera sempre più marcata le frizioni tra l'atmosfera magica fuori dal tempo e le rabberciate esigenze di realismo, nonostante il quadro complessivo non diventi mai pretestuoso. Un film che vola alto e cade in più di una occasione (soprattutto nel finale), lirico ma grossolano, teorico ma didascalico. In ogni caso, da vedere. Centrale è il personaggio di Lazzaro, figura fortemente spirituale, di innata purezza, che intraprende un percorso intriso di misticismo. Girato a Bagnoregio, nel Lazio.

Voto: 2/4

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