DOGMAN

Marcello (Marcello Fonte) è un uomo di mezza età che vive in un quartiere della periferia romana lavorando in un negozio di toilettatura per cani. Nel quartiere, Marcello è continuamente vessato da Simone (Edoardo Pesce), un ex pugile ora diventato un problematico criminale della zona e che usa Marcello per compiere atti illegali. Incapace di controbattere agli atteggiamenti di Simone, Marcello cerca di condurre una vita tranquilla soprattutto per amore della figlia Alida (Alida Baldari Calabria), ma all'ennesimo sopruso e torto subito, Marcello cercherà di reagire a una situazione ormai insostenibile. Presentato in anteprima mondiale in concorso al 71° Festival del Cinema di Cannes, Dogman è il nuovo film diretto da Matteo  Garrone che torna dietro la macchina da presa a tre anni di distanza dal dramma fantasy Il racconto dei racconti, prendendo spunto da un evento di cronaca nera avvenuto nel 1988 a Roma conosciuto come Il delitto del Canaro che ha portato all'omicidio del pugile Giancarlo Ricci per mano del criminale Pietro De Negri. Scritto assieme a Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, Dogman è il nono film da regista di Garrone e vede un cast di nomi non noti come Marcello Fonte e Edoardo Pesce.

Dopo l'ambizioso tentativo fantasy con Il racconto dei racconti, con Dogman Garrone realizza un dramma pessimista ambientato in una poco identificata periferia romana, prendendo spunto da un caso di cronaca realmente accaduto per girare una sorta di fiaba nera immersa in tonalità e atmosfere cupe. Attraverso un immaginario suggestivo che guarda al noir, Garrone imbastisce una sorta western metropolitano cinico, che si nasconde dietro la maschera di un più convenzionale revenge movie. Tra sfumature oscure e miscele di sensazioni filmiche, Garrone riconferma la sua abilità unica nel giocare e trasmutare il genere attraverso un lavoro registico tutto di sguardo sulle cose e sui personaggi e di una messa in scena che trasforma il quartiere in una zona di guerra di un western contemporaneo.

Come in Gomorra, Reality e in parte Il Racconto dei racconti il cinema di Garrone si ripropone estremamente lucido nel mostrare altro e nell'essere cosa altra rispetto al genere di riferimento, soprattutto attraverso un utilizzo notevole e immaginifico dei luoghi, filmando una periferia scarna, deserta e circolare nel suo ripetersi e che si rifà a un microcosmo tutto intimo e violento in cui nulla può entrare.

Nonostante uno sviluppo narrativo e una sceneggiatura solida che non disdegna l'essere tesa e avvincente, Dogman si forma come opera archetipica dove tutto appare come una giungla umana violentissima senza regole e senza confini, giustamente sospesa tra presente e un tempo quasi lontanissimo dal contemporaneo.

E gran peso fa Marcello, personaggio totalmente fuori dal mondo ai limiti tra stupidità ingenuità e paura ancestrale, il Dogman del film che però non ne rappresenta tanto l'ambizione di vendetta o la volontà di riscatto dalla sopraffazione di un mondo spietato, ma l'inevitabile perdita di se stessi e della propria anima tramite la negazione di un'identità. E forse è questo sguardo nettamente e inevitabilmente nichilistam così terribilmente triste, a rendere Dogman qualcosa di speciale e atipico, talmente oscuro da far credere che la riaccettazione dell'individuo passi solo attraverso un atto di pura violenza. Ma la cristallina e malinconica sequenza finale non lascia letteralmente nulla se non un senso di vuoto impossibile da colmare.

Voto: 3/4

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