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A quattro anni di distanza da Grand Budapest Hotel (2014), Wes Anderson torna con il suo ultimo lavoro L'isola dei cani, secondo lungometraggio girato in stop motion (dopo il gioiellino Fantastic Mr. Fox del 2009) nuovamente alle prese con un gruppo di animali, presentato alla Berlinale 2018 come film d'apertura. Il film è un carnevale di immagini e colori, un'altalena sfavillante di trovate cinematografiche non convenzionali mirate a mettere in luce il grande talento visivo del regista americano. Ci troviamo in Giappone, esattamente tra vent'anni, quando un'ordinanza governativa obbliga tutti i cani della città di Megasaki a una quarantena su un'isola destinata alla raccolta dei rifiuti. Il dodicenne Atari però non ci sta e organizza una spedizione per andare a cercare il suo fedele Spots.

Sembrerebbe un plot lievemente lontano dalla poetica autoriale di Anderson che effettivamente, per la prima parte del film, lavora su uno scheletro narrativo distante dai suoi standard: la famiglia "si trasforma" in branco e il Giappone (con tutta la sua arte visuale) prende il sopravvento in maniera decisamente corposa. Eppure, L'isola dei cani è l'ennesima variazione sul tema, l'ennesima prova di quanto al cinema (e per alcuni registi a maggior ragione) non sia importante il cosa, ma il come. Non importa allora che nella seconda parte il tutto venga ricondotto sulle solite corde (la famiglia e la ricerca identitaria in primis), importa piuttosto valorizzare il talento visivo e costante di un autore capace di reinventarsi sempre.

In quello che ad oggi potrebbe risultare il suo film più "politico" (chiaro il riferimento alla quarantena per allontanare gli ultimi della classe sociale), Anderson lavora a 360 gradi sul contesto visivo omaggiando la cultura orientale in tutte le sue forme (dai fumetti ai dipinti, passando per il teatro e la televisione) e riuscendo a dar libero sfogo alla sua infinita immaginazione senza dover scendere a compromessi con i limiti dettati da una produzione live action.

Forse non il suo film migliore, ma l'ennesimo tassello importante di un autore che merita tutta la nostra stima e attenzione. 

voto: 3/4

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