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Il vero, grande problema del film di Fatih Akin è, paradossalmente, la sua protagonista: Diane Kruger, finalmente alle prese con il primo ruolo interamente in lingua tedesca (la sua), è troppo brava. Che sia un’attrice straordinaria era già noto dai tempi di Mon Idole (2002) di Guillaume Canet e, più recentemente, di Bastardi senza gloria (2009) di Tarantino e Les Adieux à la Reine (2012) di Benoît Jacquot. Che sia un’interprete in grado di meritare ruoli importanti in ottimi film è un elemento che va altrettanto esaltato. È per questo motivo che vederla in un’opera come Oltre la notte sorprende, nell’accezione più indefinita della sorpresa: può una protagonista essere così brava da fungersi bastevole di almeno metà della valutazione finale? Nel caso di Kruger, sì.

Akin, che dopo La sposa turca del 2004 pare non avere trovato più gli strumenti per stemperare i limiti di un semplicismo greve e soffocante (sì, compreso Soul Kitchen, 2009), confeziona sulla Kruger Oltre la notte, un film di vendetta personale dal respiro affannoso e televisivo. Parcellizzato in tre blocchi che poco aggiungono a una narrazione frammentaria e in più passaggi ordinaria, la creazione di Akin annaspa tra contesti già visti e una considerazione della rivendicazione sciatta, abbozzata e vagamente reazionaria - sebbene considerare quest’opera dal punto di vista della morale è operazione ancora più noiosa dell’opera stessa.

Sembra quasi che, nel tratteggiare la vicenda di una moglie e madre privata brutalmente dell’affetto dei suoi cari a seguito di un agguato neo-nazi di matrice razzista, Akin abbia rispolverato un bigino di situazioni comode, che vanno dalle vene tagliate in vasca da bagno al pianto disperato in camera da letto.

Pochi sono i guizzi - eccezion fatta per il flashback iniziale con il matrimonio in gattabuia -, pochi sono gli attimi realmente vibranti di un film senza spina dorsale, indolente e drammaticamente gratuito. Un film che, senza la forza di Kruger (non a caso premiata come miglior attrice a Cannes) sarebbe il ritratto del vuoto che in fondo già è.

Voto: 1,5/4

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