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Mosca. Dopo un brutto incidente che la costringe a lasciare l’accademia di danza, Dominika Egorova (Jennifer Lawrence) è una bella ragazza candidata, sotto obbligo dovuto a cure per la madre malata da parte dello zio (Matthias Schoenaerts) vicedirettore dell’Svr, a diventare una Sparrow. Essere Sparrow, vuol dire essere un agente segreto specializzato in tecniche di seduzione e inganno dell’avversario. Una volta uscita dall’accademia, Dominika si ritroverà a dover affrontare come incarico quello di seguire Nate Nash (Joel Edgerton), un agente della Cia venuto a conoscenza del nome della talpa che tradisce il governo russo.

Dopo gli ultimi film della saga di Hunger Games, Jennifer e Francis Lawrence (rispettivamente attrice e regista) tornano insieme per la quarta volta, cambiando genere e passando dal fantascientifico allo spionistico, per narrare la storia della russa Dominika e di come sia diventata l’agente segreto più letale dell’organizzazione Sparrow. Nome in codice: Diva è il titolo del primo libro di una trilogia di romanzi scritti da Jason Mattews, da cui è tratta la pellicola. “La guerra fredda non è mai finita, ma si è solo divisa in piccoli frammenti”: questo è quanto dice l’agente della Cia Nate Nash, che a tutti gli effetti può rappresentare l’argomento cardine su cui è incentrata l'intera narrazione.

L’intrigo e la Guerra Fredda, in cui sono coinvolti Russia e Stati Uniti, sono sempre in primo piano, ispirandosi a quanto già visto in passato o ad Atomica Bionda, di pochi mesi fa. Dopo una prima parte lenta e incentrata principalmente sulla formazione in accademia e sul lato più seduttivo del personaggio di Dominika, in cui viene descritto il processo che la porta a diventare una Sparrow, la seconda parte vive di momenti più concitati, che permettono di far emergere qual è la vera morale su cui è incentrata l’ultima fatica del regista di Io sono leggenda. Un doppio gioco che porterà il personaggio interpretato da Jennifer Lawrence a tradire addirittura il suo Paese per amore nei confronti dell’agente Cia, con conseguenze molto pericolose e dannose per entrambi gli Stati.

L’attrice giunta al successo con il personaggio di Katniss Everdeen gioca principalmente sul far valere il proprio lato seducente, dando vita a una performance lontana da qualsiasi forma di pudore, in cui a dominare le scene sono il suo corpo e il suo glaciale sguardo, a discapito della narrazione. A questo vanno aggiunti dei dialoghi forzosi in alcuni momenti, che troppe volte finiscono per dilungarsi e per rallentare un ritmo che diventa serrato solo nella sua parte conclusiva. Red Sparrow non va per il sottile, includendo anche scene di violenza e torture all’interno dell’intreccio. Fanno parte del cast anche un Jeremy Irons forse troppo poco coinvolto, se non nel finale, nelle dinamiche della pellicola e un timido Joel Edgerton. Una realizzazione che nel complesso può essere considerata senza infamia e lode, in cui sono presenti degli spunti che potevano essere sviluppati in maniera diversa.

Voto 2/4

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