Suburbicon

Stati Uniti, fine anni '50: Suburbicon è un'"idilliaca" cittadina popolata esclusivamente da bianchi e bigotti. Il trasferimento di una famiglia di colore e la tragica morte di una donna giungono però a portare scompiglio fra gli abitanti, rivelandone la sino a quel momento celata mostruosità. A tre anni da Monuments Men (2014), George Clooney torna dietro la macchina da presa per dirigere Suburbicon, commedia cinica e grottesca originariamente sceneggiata dai fratelli Coen nel 1986. La mano dei due cineasti si sente tutta in questa pellicola che, dopo un incipit in sordina, lascia esplodere il proprio humor nero e la propria violenza in un climax tensivo ben strutturato e ricco di trovate brillanti. 

La famiglia di Gardner Lodge (Matt Damon), di cui fanno parte la moglie Rose (Julianne Moore) e la sorella di lei Margaret (ancora Moore), rappresenta l'incarnazione più stereotipata dell'uomo bianco americano che Clooney, i Coen e lo sceneggiatore Grant Helsov non si trattengono dallo schernire estremizzandone e imbruttendone sino al ridicolo usi, costumi e convinzioni. Fa ovviamente eccezione il figlioletto Nicki, unico capace di riconoscere, grazie ai propri occhi di bambino, il marciume nascosto dietro i sorrisi e i comportamenti patinati di chi lo circonda. Evidente è la critica che il regista muove nei confronti della politica suprematista del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump (in questa direzione la sceneggiatura originale è stata ovviamente riattualizzata), ma forse è proprio quando si parla delle vessazioni subìte dalla famiglia di colore vicina dei Lodge che l'ultima fatica di Clooney perde il proprio smalto, scivolando qua e là nell'esagerazione o nello stereotipo. Commedia thriller sulla falsariga (in primis) di Fargo (1996) e forte di una buona dose di impudenza, Suburbicon è comunque un film capace di contagiare lo spettatore con il proprio cinismo smaccato e genuino, riuscendo nell'intento di strappare una risata anche davanti alle sequenze più violente, grazie a un sapiente e ben calibrato ricorso al grottesco. Buone anche le prove degli attori, da un Matt Damon che non vedevamo così squilibrato e calcolatore dai tempi de Il talento di Mr Ripley, a Julianne Moore, qui alle prese con un doppio ruolo, sino alla divertente e sfacciata interpretazione offerta da Oscar Isaac.

Voto: 2,5/4

 

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