DOVE NON HO MAI ABITATO

Paolo Franchi ritorna dietro la macchina da presa per la quarta volta dopo i suoi controversi film La Spettatrice e E la chiamano Estate. Ambientando ancora una volta la vicenda a Torino, in Dove non ho mai abitato la macchina da presa segue Francesca quando, costretta dal padre a sostituirlo dopo un infortunio alla ristrutturazione di una villa per una giovane coppia, incontra Massimo, architetto suo collega, mettendo in dubbio il rapporto d’amore con suo marito finanziere. Il rapporto fra i due protagonisti, ben interpretati da Emanuelle Devos e Fabrizio Giffuni, viene tutto basato su un continuo e sottile gioco di sguardi piuttosto che su dialoghi profondi ed articolati. Silenzi e piccole bugie mostrano come la donna capisca che fino a quel momento non abbia fatto altro che scegliere la via più facile, fuggendo e mai affrontando i problemi, abbandonando dietro di sé le possibili conseguenze delle sue azioni.  

Se l’idea del regista di usare principalmente primissimi piani, focalizzando l’attenzione dello spettatore sulle mani, sui visi e sugli occhi dei due protagonisti è perfetta per mostrare la nascita e l’evoluzione dell’amore fra i due architetti, a volte cade un po’ nel già visto, nel banale con sequenze che possono anche considerarsi del tutto superflue ai fini della trama. Il racconto non è mai eccessivamente lento grazie anche ad un improvviso evento inaspettato; il regista non gioca bene le sue carte e anche potenziali avvenimenti non vengono ben sviluppati, ma solo un po’ accennati.

I due attori protagonisti sono molto bravi: menzione d’onore per Emanuelle Devos che davvero dimostra di essersi ben calata nel ruolo, con il proseguire della trama dimostra la sua straordinaria capacità interpretativa. La pellicola si dimostra d’attualità: spesso ci si interroga sulla propria vita, quando ogni anno spegniamo le candeline che segnano l’inesorabile passare del tempo. Non a caso il film si apre e si chiude proprio su una festa di compleanno. Mettere in discussione la propria vita, sentirsi cambiati e accettare tali cambiamenti. Il film risulta quindi tutto sommato buono, tentando di descrivere una probabile storia d’amore che può sconvolgere le vite dei due protagonisti, non manca qualche piccolo scivolone, ma la pellicola ha il pregio di non essere scontata.

Voto: 2/4

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