Spiderman Homecoming

Bentornato a casa, Spidey. Dopo anni di proprietà Sony, e dopo essere comparso in Captain America: Civil War, Peter Parker torna sul grande schermo per un’avventura singola, sotto il marchio Marvel, come giusto che sia. Ed è proprio dagli eventi vissuti dal giovanissimo Peter (Tom Holland) nella battaglia tra gli Avengers che parte il film, in medias res, senza il bisogno di raccontare a tutti i costi le origini di un supereroe che sono già state narrate da Sam Raimi (egregiamente) e da Marc Webb, su cui è meglio sorvolare.

Peter è un adolescente, ed è questo il tono generale di un teen movie travestito da pellicola sui supereroi, coerente a se stesso dall’inizio alla fine, godibile senza essere eccezionale, gradevole e a tratti anche spassoso, ma lungi comunque dai capolavori con protagonista Tobey Maguire, modello inarrivabile omaggiato apertamente in qualche sequenza. Non ci sono comunque evidenti cadute di stile, anzi, le tematiche toccate – la fiducia in se stessi, il ruolo di padre/mentore di Tony Stark (Robert Downey Jr., equilibrato ed efficace), i primi amori –  vengono trattate con freschezza e senza mai scadere nella retorica o nel déjà-vu, pur non costituendo nulla di inedito. Jon Watts, al suo secondo lungometraggio dopo un trascurabile esordio con Clown (2014), sa come far divertire lo spettatore, proponendo un intrattenimento leggero e senza troppe velleità artistiche, riuscendo sicuramente a raggiungere l’obiettivo: ridare una dignità a SpiderMan.

Tom Holland dimostra di essere a suo agio nella parte, credibile nei panni dell’adolescente che non riesce ancora a far combaciare i suoi superpoteri – e il suo desiderio impellente di far parte degli Avengers – con quelli che sono i suoi impegni scolastici, le sue amicizie, la sua naturale spensieratezza. D’aiuto è anche Michael Keaton, che dimentica Birdman e veste egregiamente i panni del villain (Vulture) desideroso di vendetta e che ruba armi per fornirle ai criminali, con il sogno di poter derubare Tony Stark, per lui la summa di tutti i mali del mondo, simbolo di una ricchezza che sfrutta la classe povera per accumulare ancor più denaro. Lo scontro tra i due manca dell’epicità che sarebbe lecito aspettarsi, anche se qualche tratto sfaccettato di questo super cattivo è degno di nota, anche grazie ad un’interpretazione impeccabile di un attore che sta vivendo una seconda giovinezza artistica in questi anni. Da ricordare, inoltre, la presenza comica di Jon Favreau nei panni di Happy e di Marisa Tomei nel ruolo di zia May.

Spiderman: Homecoming è lontano dall’epicità dei primi film di Raimi, ma anche dalla totale vacuità di Marc Webb. È spensieratezza. È adolescenza. È altro. E va bene così, anche se probabilmente non è destinato a restare nella memoria.

Voto: 2/4

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