Interviste

IL CALENDARIO DI OTTOBRE 2019

ottobre-2019
 
 
Ricchissimo il calendario di ottobre delle uscite cinematografiche, a partire dall'attesissimo Joker, recente Leone d'Oro a Venezia. Questo mese escono però anche Le verità di Hirokazu Kore-Eda, lo spin off de Il grande LebowskiThe Jesus Rolls - Quintana è tornato di John Turturro, il nuovo Terminator, e interessanti opere italiane come il nuovo thriller di Donato Carrisi (con Toni Servillo e Dustin Hoffman) e l'ultima pellicola di Salvatores.
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What I have become, my sweetest friend,
Everyone I know goes away, in the end,
And you could have it all,
My empire of dirt,
I will let you down,
I will make you hurt

Johnny Cash

Un animale ferito si ritira a leccarsi finché non guarisce e cova rancore in attesa di vendicarsi: la sua ferocia sarà allora più implacabile. Ma un animale ferito e vecchio diventa una nullità, inutile al branco e a se stesso: non gli resta che scomparire al mondo e aspettare di morire. A meno che un’ultima scintilla del riflesso di ciò che è stato non si accenda nei suoi occhi ormai velati e gli restituisca la volontà di lottare e di vivere. Decimo film della saga dedicata agli X-Men, Logan è una dolorosa elegia sul tramonto dell’occidente eroico, sulla fine del sogno (cinematografico e non) che ha il sapore di un cattivo bourbon buttato giù per lavare il sangue dopo una rissa nel deserto. Un Western 2.0 sul crinale della decadenza, tra le luci abbaglianti e aride dell’America più malata, ai confini con il Messico, circondato da un paesaggio di carcasse metalliche e umane che emana sentore di necrosi.

Logan (Hugh Jackman) ha smesso i panni di Wolverine per indossare quelli, desolanti, di autista di limousine a noleggio e di badante del vecchio Professor Xavier (Patrick Stewart), ormai ridotto a patetico relitto semi-demente: è alcolizzato, dipendente dagli antidolorifici, e scarica la sua frustrazione sul vecchio inerme e sul povero Caliban (Stephen Merchant), ultimo mutante insieme a loro rimasto a guardare il declino della specie. Ma le ombre della notte vengono spazzate dalla luce di Laura (Dafne Keen), straordinaria bambina con gli artigli che Logan dovrà proteggere e accompagnare in un difficile viaggio verso il Canada: forse l’era dei mutanti non è ancora finita.

Jackman restituisce al suo personaggio quell’intensità agonizzante di un John Wayne ormai prossimo alla fine ne Il pistolero (1976) e non è un caso che il trailer del film sia accompagnato dalle note struggenti di Johnny Cash, ormai moribondo, che canta Hurt dei Nine Inch Nails. Tutto il film è intriso del dolciastro e opprimente aroma della morte, eppure il ritmo non ne risente mai, come se la decadenza e la tragedia del tempo che passando cancella le tracce dei vivi fosse solo un persistente sottofondo.

La violenza, le teste mozzate, i corpi mutilati che sono costati un VM 17 in America al film sembrano così un grido disperato, un canto del cigno a tratti assordante che trascina con la sua impetuosità per oltre due ore senza mai pesare sull’evolversi di un dramma profondamente umano.

Al di là di qualche occasionale distensione, non si ritrova mai il clima di comic movie che caratterizza gli altri titoli della Marvel, per fortuna: Mangold restituisce all’eroe la sua piena dignità, facendo solo balenare i riferimenti alla sua difficile biografia e probabilmente scontentando i pedanti che vanno ricercando puntuali riferimenti al fumetto.

Ma Logan con la sua potenza viscerale e la sua polvere mai depositata che a tratti ricorda il cinema sporco di Rodriguez (senza mai scendere ai suoi compromessi commerciali e autoironici) è una pellicola che parla soprattutto di solitudine, crepuscolare, malinconica e disperata. Un ritratto d’uomo contemporaneo che assomiglia molto (troppo?) ai momenti peggiori della nostra vita. Johnny Cash avrebbe gradito.

Voto: 3/4

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