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Una delle penne contemporanee più delicate e sensibili nel trattare i problemi del passaggio tra infanzia e adolescenza e il difficile rapporto con il mondo esterno è sicuramente quella della francese Céline Sciamma, apprezzata regista di opere vibranti come Tomboy (2011) e Diamante nero (2014). La Sciamma si conferma un’autrice di grande spessore anche lontana dal territorio sicuro della live-action, chiamata a sceneggiare un piccolo gioiello di animazione come La mia vita da Zucchina, realizzato con la tecnica della claymation (animazione stop-motion applicata a pupazzetti di plastilina). Icar, detto Zucchina (in francese Courgette) vive con la madre, depressa e alcolizzata dopo l’abbandono paterno. Nel tentativo di difendersi dall’ennesimo accesso violento della donna, il ragazzino provoca un incidente che la uccide: portato in una casa-famiglia insieme ad altri bambini problematici, Icar troverà finalmente quel calore umano che da sempre gli era stato negato.

L’infanzia violata di Icar e dei suoi amici (violentati, picchiati, abbandonati da adulti mostruosi, animaleschi, disumani) viene dipinta nel film con i gessetti colorati, senza mai scadere nella retorica e rimanendo in costante equilibrio tra la lacrima e il sorriso di speranza. Proprio come i pupazzetti che vengono utilizzati dai terapeuti per aiutare i pazienti più piccoli a inscenare e superare i traumi, i bambini della casa-famiglia funzionano da transfert per gli spettatori più vulnerabili, oltre che da spunto di riflessione per i coetanei più fortunati, evitando di scioccarli o di indulgere nel morboso. Quella di Icar è una favola dalle atmosfere grevi come una giornata nuvolosa che si apre alla luce di un finale dove gli adulti, finalmente, mostrano un risvolto positivo e smettono di ignorare il silenzio o la rabbia dei loro figli minori, privati di rispetto e di dignità da una società autistica e sempre più incapace di amare. Accuratissima e indovinata la tecnica di animazione, che con i suoi colori cartooneschi e a tratti lividi (il volto caricaturale di Icar e i suoi capelli blu elettrici) crea un mondo alla giusta distanza dalla realtà, non troppo vicino da spaventare ma non troppo lontano da essere considerato impossibile. Un film sui bambini, per bambini e adulti, che andrebbe inserito in tutti i programmi scolastici, premiato come vincitore al Festival Internazionale del Film di Animazione di Annency nel 2016.

Voto: 3/4

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