julieta

Por que si tu te vas /en ese mismo instante / muero yo

Julieta (Emma Suárez) vive a Madrid insieme al compagno Lorenzo (Dario Grandinetti), con il quale è in procinto di trasferirsi in Portogallo. L’incontro casuale con una ragazza un tempo amica di sua figlia Antia sconvolgerà i suoi programmi. Nel suo ventesimo lungometraggio, presentato in concorso a Cannes, il maestro spagnolo Pedro Almodovar mette in scena ancora una volta un dramma femminile, solido e dal respiro classico, ispirato a tre racconti della scrittrice canadese Alice Munro. Rinunciando agli eccessi delle sue pellicole più controverse, Almodovar mette a fuoco con vivida sensibilità una grande figura di donna, molto più fragile di quelle che di solito popolano il suo cinema.

Interpretata da due attrici diverse, come nel Bunuel di Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977), Julieta è una donna che paga con un destino tragico la colpa primigenia radicata nell’infedeltà di suo marito Xoan (Daniel Grao). L’origine di tutto il male che si abbatte sulla sua vita sembra simbolicamente richiamato nel corso del film da una statuetta realizzata dalla scultrice Ava (Inma Cuesta): un uomo seduto con in evidenza un attributo fallico, dalla consistenza pesante e materica. Lo stesso peso inchioda Julieta ad una esistenza segnata dalle assenze, in cui ogni perdita equivale ad una morte.

Nell’adulterio commesso da Xoan (Daniel Grao) si delinea l’origine dell’infelicità delle sue tre donne, la moglie Julieta, l’amante Ava e la figlia Antia, ognuna in modo diverso condannata a portare il peso di una colpa non sua. In una dinamica complessa di movimenti opposti (restare, andare, tornare, volver: vettori di senso ricorrenti nel cinema di Almodovar), la vicenda umana di Julieta si snoda dentro e fuori la cornice di un lungo flashback, prima di sciogliersi in un finale che si apre alla speranza di una ritrovata serenità. In netta controtendenza con la maggior parte dei suoi film precedenti, Almodovar sceglie un contrappunto musicale minimo, in linea con il taglio espressivo sobrio ed essenziale che contraddistingue tutto il film. Unico brano musicale presente nella colonna sonora, su cui vale la pena di spendere qualche parola, è lo splendido Si no te vas, cantato nel finale da Chavela Vargas, figura leggendaria della musica ranchera e icona dei movimenti di liberazione omosessuale in tutto il mondo. La sua voce inconfondibile esalta il finale di una delle opere recenti più riuscite del cineasta madrileno, approdato ad una nuova, più misurata, maturità stilistica.

Voto 3/4 

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