truth

Con Truth, James Vanderbilt, alla sua prima prova come regista, decide di portare sullo schermo una vicenda che è l’emblema di come la verità possa essere messa a tacere sotto il rumore assordante del niente, coperta da interessi e forze più forti del diritto di conoscere.

Tratto dal memoire di Mary Mapes, il film racconta il prima e il dopo la messa in onda del reportage investigativo di 60 Minutes sulle presunte inadempienze di George W. Bush durante il suo servizio nella Guardia Nazionale. Per la prima volta il giornalismo d'inchiesta si scontra col muro dei nuovi media: Mary Mapes e lo storico anchorman Dan Rather sono costretti a dichiararsi sconfitti.

Idealmente diviso in due parti, Truth mostra sia la costruzione dell’inchiesta, sia la bufera che ne è seguita e che ha spazzato via la credibilità di due tra le figure più importanti del giornalismo dell'epoca. Questa bidimensionalità si riflette nel modo in cui la vicenda viene raccontata: filologicamente scrupolosa ma poco approfondita, lancia di tanto in tanto qualche spunto interessante che però viene poi abbandonato ai margini del racconto. Troppo retoricamente esasperate anche le scene di passaggio tra la prima e la seconda parte del film, quando il gruppo si sfalda e tutti tornano alle proprie vite: la musica è troppo epica, il rallenty troppo accentuato. Peccato per questi passi falsi, perché il risultato finale è un’opera decisamente godibile, a tratti forse un po’ lineare, ma ben scritta e ottimamente interpretata, soprattutto da Cate Blanchett nel ruolo di Mary Mapes.

E’ inevitabile confrontare Truth con Il Caso Spotlight, uscito nelle sale qualche settimana fa. In entrambi i casi il ruolo del giornalismo vecchia maniera ne esce quasi mitizzato, e i protagonisti delle inchieste diventano degli eroi: la Blanchett viene spesso ripresa dal basso verso l’alto per enfatizzare la sua statura di gigante senza paura, distrutta dalle nuove modalità di comunicazione ma incrollabile nella sua integrità. A differenza de Il Caso Spotlight, però, la sceneggiatura ha meno ritmo e lo spettatore si adagia sulla poltrona con un po’ di amaro in bocca.

Con le elezioni del prossimo Presidente degli Stati Uniti alle porte, suonano come un avvertimento le parole di Dan Rather: “Se la nostra storia può aiutare anche solo un elettore a votare coloro che possano difendere la democrazia, e il giornalismo da coloro che vogliono imprigionarli, allora ne sarà valsa la pena.” Truth è, qui e ora, un film necessario.

Voto: 2,5/4

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