lesson

Raccontare al cinema la perenne lotta dell'uomo contro le ingiustizie sociali è argomento vecchio quasi quanto la settima arte stessa. Ci prova anche la coppia di registi formata dagli esordienti Kristina Grozeva e Petar Valchanov, esponenti di una cinematografia – quella bulgara – poco conosciuta nei circuiti internazionali. The Lesson, ispirato a un fatto di cronaca reale, racconta la storia di Nadia (Margita Gosheva), insegnante in una scuola media di provincia con un marito inetto e con un passato da alcoolista e una tenera bimba di salute cagionevole.

Quando la loro casa rischia il pignoramento per i troppi debiti, Nadia inizia un’assurda, tenace e a tratti surreale lotta contro il tempo, tra burocrati ottusi, strozzini abietti e un sistema bancario che stritola i cittadini con infallibilità chirurgica. Parallelamente, la donna tenta di impartire una lezione morale ai suoi studenti (uno dei quali si è macchiato di piccoli furti in classe), ma, per ironia della sorte, sarà alla fine lei stessa a mettere in discussione la sua onestà.

Costantemente pedinata dalla macchina da presa (che resta fissa sul volto della Gosheva, attrice dal talento e dal presenza scenica notevoli), Nadia incede ostinata come la Marion Cotillard di Due giorni, una notte dei Dardenne, meno fragile e disperata e più orgogliosamente risoluta. La coppia Grozeva-Valchanov guarda costantemente al cinema dei fratelli belgi ma costruisce una propria identità autoriale con una pellicola che gioca in sottrazione, sfuggendo alle trappole della retorica e del melodramma grazie a una sceneggiatura asciutta – scritta dagli stessi registi – e a una regia altrettanto rigorosa.

Per paradosso, può sorgere anche un parallelismo tra Nadia e la Joy/Jennifer Lawrence dell’omonimo film di David O. Russell, in sala poche settimane prima: un confronto tra due figure femminili fiere e indipendenti che ribadisce tutta la pretenziosità e la mediocrità del cinema di Russell, laddove il piccolo film bulgaro resta invece un prodotto non particolarmente innovativo e da relegare inevitabilmente alla dimensione “da festival”, ma sincero e coinvolgente. Imperfetta e umanissima eroina contemporanea nella sua infinita odissea in solitaria, Nadia ci guarda, dicendoci che il suo dramma potrebbe capitare a ognuno di noi. Per questo, quando la donna viene meno alla sua integrità ma preferisce un gesto ribelle e radicale al compromesso, non possiamo fare a meno di tifare per lei.

Voto:2,5/4

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